Skip to main content

«E allora — disse l'ingegnere quasi correndogli dietro — lo faccia arrestare! Faccia arrestare il colpevole di questo terribile omicidio e io le dirò tutto quello che so su ciò che venne fatto per tenere a bada la Regina!»
«Mi prende forse per un ingenuo? — disse Lantero voltandosi di scatto: — Una volta arrestato il colpevole, che interesse avrebbe ancora a collaborare, ingegnere?»
Gli occhi spalancati che aveva di fronte valsero come risposta.

Sinossi

Sono quasi mille anni che la misteriosa "Regina" inquieta le mura dell'abbazia di Lucedio, persa tra le risaie che guardano alle colline del Monferrato. Dieci anni fa Giovanni Lantero, professore di Storia medievale dell'università di Vercelli, tentò senza successo di dissipare la nebbia di segreti che da sempre la circondano. Proprio in quel periodo una ragazza veniva uccisa alla base del campanile dell'abbazia. E proprio lì il professore aveva piazzato la sua Nikon automatica per dare corpo alle sue teorie sulla Regina. Quando finalmente riceve le fotografie che allora gli vennero sequestrate dalla polizia, rimane sgomento. Quelle immagini hanno ritratto l'assassinio della ragazza. Cosa deve fare ora? Denunciare il colpevole alla Giustizia o scoperchiare il calderone che da troppo tempo tiene in caldo i segreti di quel posto maledetto?

L'autore

Primo capitolo

Per un attimo si sentì portare via da un vortice di nausea che rischiò di fargli perdere l'equilibrio. Dovette socchiudere gli occhi e ricordare a se stesso il motivo che lo aveva spinto fino a quel punto.
Riaprì gli occhi, ripose la pistola nella tasca interna del cappotto, fece un respiro profondo e rimase per qualche secondo in piedi in mezzo al prato, mentre l'acqua gli inzuppava i mocassini.
La pioggia attraversava in diagonale il fascio di luce della torcia. La puntò verso il basso per dare un'occhiata alla ragazza che giaceva a terra, rannicchiata tra l'erba fradicia del prato, le labbra socchiuse, lo sguardo fattosi opaco, i capelli lisci che le accarezzavano una guancia. Le passò due dita sulle palpebre, raccolse l'altra torcia, che era caduta a terra, e si diresse verso il bordo della strada, dove ad attenderlo c'era la sua Citroën.
Dopo averla raggiunta controllò che non vi fossero luci in avvicinamento, poi aprì il portellone posteriore e vi puntò il fascio di luce della torcia. Nel secchiello di legno c'era tutto l'occorrente: un seghetto giapponese ancora nella sua confezione di plastica trasparente, una mantella impermeabile, un paio di guanti di lattice e un trinciapollo. Raccolse il secchiello e la croce di legno che aveva sistemato sul fondo del bagagliaio, richiuse il portellone e tornò dalla ragazza.