Per un attimo si sentì portare via da un vortice di nausea che rischiò di fargli perdere l'equilibrio. Dovette socchiudere gli occhi e ricordare a se stesso il motivo che lo aveva spinto fino a quel punto.
Riaprì gli occhi, ripose la pistola nella tasca interna del cappotto, fece un respiro profondo e rimase per qualche secondo in piedi in mezzo al prato, mentre l'acqua gli inzuppava i mocassini.
La pioggia attraversava in diagonale il fascio di luce della torcia. La puntò verso il basso per dare un'occhiata alla ragazza che giaceva a terra, rannicchiata tra l'erba fradicia del prato, le labbra socchiuse, lo sguardo fattosi opaco, i capelli lisci che le accarezzavano una guancia. Le passò due dita sulle palpebre, raccolse l'altra torcia, che era caduta a terra, e si diresse verso il bordo della strada, dove ad attenderlo c'era la sua Citroën.
Dopo averla raggiunta controllò che non vi fossero luci in avvicinamento, poi aprì il portellone posteriore e vi puntò il fascio di luce della torcia. Nel secchiello di legno c'era tutto l'occorrente: un seghetto giapponese ancora nella sua confezione di plastica trasparente, una mantella impermeabile, un paio di guanti di lattice e un trinciapollo. Raccolse il secchiello e la croce di legno che aveva sistemato sul fondo del bagagliaio, richiuse il portellone e tornò dalla ragazza.