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numero collana


Il nano sposta lo sgabello e ti fa capire che ti devi mettere davanti allo specchio.
Poi rovista dentro una borsa di pelle e un attimo dopo ti offre una mela rossa stretta tra le dita tozze.
"Una mela?"
"Il frutto del peccato originale"
mi dice il nano con una vocetta stridula che mi si ficca in testa come un chiodo.
"Se vuoi vedere quello che vede Dio,  devi prendere la mela, morderla e succhiarne il nettare."
Mi umetto le labbra e faccio quello che devo.
Mordo. Succhio. E deglutisco.

Maggio 2026

370

978-88-6810-654-6

18,00

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Sinossi

Cizco ha la sindrome di Asperger, le gambe tozze e la pancia che sporge e ha la decisa intenzione di tenere lontano gli spacciatori dal suo quartiere; anche se questo vuol dire mettersi addosso fuseaux, maschera di latex e mantello per assomigliare all'uomo pipistrello del discount.
Quando poi ruba un borsone con dentro un allucinogeno che mostra quello che solo Dio può vedere, si mette contro il Padreterno, i Santi del Paradiso e anche Ezequiel – detto il Profeta – che controlla i vagabondi e i reietti che infestano il sottosuolo di un ghetto ribattezzato Skid Row proprio come quello di Los Angeles.
Che altro aggiungere a un destino che sembra già imbarcare acqua da tutte le parti? Una coppia di sicari con poco sale nella zucca, un agente dello spettacolo che trufferebbe la sua stessa madre, la copia di Ozzy Osbourne in sedia a rotelle e un'attrice che abbandona il palcoscenico a due ore dalla prima per vendersi l'anima con ancora addosso il vestito di scena.

L'autore

Andrea Mariani

Primo capitolo

L’OCCHIO DI DIO

— Il posto è in uno scantinato che puzza di ghetto. Bussi tre volte con le nocche e si apre uno spioncino rettangolare. Due occhi scuri ti frugano dentro e quasi ti rivoltano l’anima. A quel punto pronunci la parola d’ordine, ma a bassa voce. Segue uno sferragliare di chiavi e la porta si apre al rallentatore. Entri, passi accanto al tizio con le iridi d’ossidiana e attraversi un corridoio che sembra non finire mai.
— E dov’è la stanza?
— Adesso ci arrivo. Ascolta. L’impressione è quella di camminare dentro un corridoio che si allunga e rimpicciolisce allo stesso tempo. Chiaro, è un effetto ottico, ma l’idea è proprio quella. Insomma, dopo dieci passi che sembrano cento, entri in una stanza quadrata, senza finestre e col pavimento a scacchiera. Ci sono candele dappertutto e tu finisci nel bel mezzo di uno scontro tra luci e ombre che si prendono lo spazio.
— E il nano è lì?
Annuisco.
— Ti aspetta seduto su uno sgabello, proprio davanti allo specchio. Ti chiede se sei sicuro di quello che stai per fare e, se annuisci, schiocca le dita, si alza e ti mostra il palmo. Tu gli allunghi due pezzi da cento e lui ti regala un ghigno da mettere i brividi. Ma, intanto, hai pagato e quindi non puoi più tornare indietro.
— Che aspetto ha?
— È pelato e assomiglia al… sì, al nano che ogni tanto appare in sogno all’agente Cooper.
— Chi?
— Quello di Twin Peaks.
— Vai avanti.
— Il nano sposta lo sgabello e ti fa capire che ti devi mettere davanti allo specchio. Poi rovista dentro una borsa di pelle e un attimo dopo ti offre una mela rossa stretta tra le dita tozze.
— Una mela?

— Il frutto del peccato originale — mi dice il nano con una vocetta stridula che mi si ficca in testa come un chiodo. — Se vuoi vedere quello che vede Dio, devi prendere la mela, morderla e succhiarne il nettare.
Mi umetto le labbra e faccio quello che devo.
Mordo.
Succhio.
E deglutisco.
— Adesso non devi fare altro che chiudere gli occhi e contare fino a dieci.

— E dopo?
— Riapri gli occhi e per un secondo lo specchio ti riflette l’immagine che avrai il giorno della tua morte.
— Non… non credo di aver capito.
— Guardi te stesso avanti nel tempo. Così puoi sapere se ti tocca morire da vecchio, da giovane o a metà strada. E poi vedi cosa indossi quel giorno.
— E tu cosa hai visto? Voglio dire, morirai da vecchio o cosa?
Prendo il bicchiere e bevo un goccio. Sento lo stomaco bruciare e allora stringo i denti per trattenere il tremito che mi scuote. Poi nascondo le mani sotto il tavolo e abbozzo un sorriso che non riesco a raddrizzare.

— Contento di essere stato Dio? — mi chiede il nano.
Guardo la mela che ancora mi pesa nel palmo e la testa di un verme buca la polpa che ho strappato coi denti.
Apro la mano, il frutto sbatte sul pavimento e rotola verso lo specchio che ora mi restituisce l’immagine di un ragazzo di ventiquattro anni dal volto scavato.
Il nano sgambetta a raccogliere la mela, se la porta alla bocca e ne stacca un pezzo ghignando. Allora corro fuori dalla stanza e quando torno all’aria aperta vomito quel poco che ho mangiato contro un muro di mattoni.

— Hai sentito cosa ti ho chiesto?
Alzo gli occhi.
— Dimmi cosa cazzo hai visto e piantala di tirarla per le lunghe.
— Muoio con i vestiti che indosso in questo momento… e una parrucca sulla testa.
— Quindi… non invecchi?
Un vociare mi distrae.
Allungo il collo e vedo un gruppo di ragazze con i calici alzati. Quella più alta mi guarda e un attimo dopo mi si avvicina, si piega in avanti e mi bacia sulla bocca.
— Scusa, ma ho perso una scommessa — mi sussurra all’orecchio, — e mi tocca pagare pegno.
Si toglie la parrucca color platino e me la sistema sulla testa.