numero collana
Qualche uccello vola rapido tra le chiome.
Un frullo oscuro, quasi indistinguibile, che percorre una traiettoria inafferrabile.
Il vento si insinua come un refolo rantolante tra le fronde.
Marco ha un brivido.
Febbraio 2026
230
978-88-6810-660-7
16,00
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Sinossi
Marco Bonfiglioli, è un manager in una grande azienda milanese, avviato a una brillante carriera, che all’inizio dell’estate del 2013 si ritrova, nel giro di poche settimane, a dover fare i conti con la morte di entrambe i genitori, da tempo trascurati, e con la perdita del lavoro. Mentre è costretto, suo malgrado, all’esilio nel piccolo paese di Raseglia, sull’Appennino bolognese, entra in possesso di un documento antico che lo porta a iniziare un’indagine particolare.
Prologo
Marco cammina di fronte al focolare acceso con passo nervoso e le braccia conserte. Di quando in quando butta un’occhiata agli oggetti appoggiati sul tavolo.
Infine, siede sulla panca di fronte alla porta d’ingresso.
Aspetta.
Lo sguardo corre attraverso i vetri, fino al cumulo di terra, pietre e mattoni che era stata la vecchia stalla. Il badile è ancora piantato là, come un triste pennone privo di bandiera.
Sospira.
Appoggia la schiena al muro e leva gli occhi al soffitto, alle travi verniciate di fresco. Dopotutto, avrebbe dovuto immaginare che qualche sorpresa si sarebbe presentata, prima o poi, ma questa non avrebbe potuto proprio prevederla. Diversamente, non sarebbe stata una sorpresa.
— Dopo, son buoni tutti i pataca, gli sciocchi! — direbbe Don Fabio.
Sfila una Camel dal pacchetto e l’accende. Sbuffa il fumo azzurro verso l’alto, poi torna a osservare la finestra. La neve continua a cadere. Qualche fiocco si appoggia ai vetri e tarda a sciogliersi; infine, scivola formando una lunga scia brillante.
L’intensità della precipitazione sembra essere aumentata.
Marco attende.
La lampadina appesa a un filo elettrico fissato in modo precario sfarfalla un paio di volte, poi si spegne lasciando l’ambiente in una semioscurità monocroma. Ogni oggetto, ogni dettaglio sembra aver assunto una colorazione grigio argentata. Solo la brace della sigaretta, a ogni tiro, spande un tenue lucore aranciato.
Silenzio.
Qualcuno bussa alla porta facendolo sobbalzare.
— Avanti.
L’anta ruota lentamente e lascia entrare la candida luce dell’esterno.
Una figura si fa avanti in un turbinio di cristalli di neve.
— Ho sentito che il generatore si è spento proprio adesso. Deve essere finito il gasolio. Vuoi che faccia un rabbocco, finché ho la giacca addosso? — chiede l’uomo appena entrato.
Marco scuote il capo.
Il nuovo arrivato chiude la porta, getta uno sguardo al tavolo, fa qualche passo e siede di fianco al camino. Allunga le mani verso la fiamma e guarda la sigaretta che si consuma tra le dita di Marco.
Quest’ultimo gli porge il pacchetto morbido indicando l’accendino inserito nella plastica protettiva.
— Grazie.
Rimangono in silenzio per qualche minuto.
Gli occhi dei due uomini sono puntati sugli oggetti appoggiati sul ripiano del tavolo.
Il giovane lancia il mozzicone tra le braci del focolare e chiede: — Lo sapevi, vero?
Il vecchio Checco si passa due dita sui baffi bianchi macchiati di nicotina, espira una densa voluta di fumo dalle narici e sbatte un paio di volte gli occhi acquosi; infine risponde: — Sì.
Entrambi fissano il fuoco, la danza saettante della fiamma sembra averli ipnotizzati, poi Marco rompe l’incantesimo: — Dobbiamo parlare.
L’anziano annuisce: — Credo proprio di sì. E dopo?
— La faremo finita, in qualche modo.
Silenzio. Solo il crepitio della legna che si incenerisce, sospesa tra gli alari.
Checco si sporge in avanti, appoggia le mani sulle ginocchia e inizia: — Nevicava. Proprio come adesso…