numero collana
Tutti i racconti finalisti della sesta edizione di GialloFestival. 35 racconti di altrettanti autori italiani.
marzo 2024
280
978-88-6810-554-9
17,00
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Autori
Pier Luigi AYMERICH , Silvia Angelini, Roberto Bardoni, Marco Bertoli, Carlo Bolzoni, Gianni Bonina, Angela Borghi, Paolo Botti, Massimo Cerina, Gilberto Coppi, Giuditta Di Cristinzi, Gianluca Di Lillo, Elisa Farinello, Dimitri Favre, Paolo Forni, Silvio Giono-Calvetto, Franco Giori, Lisa Francesca Gobbi, Maria Vittoria Isaja, Nicoletta Magnani, Marco Notari, Alessandro Niccolai, Lina Pinto, Micaela Poletti, Fabrizio Rotoni, Letizia Sebastiani, Ignazio Semilia, Alferio Spagnuolo, Massimo Spelta, Maria Teresa Stani, Ellery Sueen, Massimo Turrini, Bruno Volpi, Iryna Volynets, Andrea Zavagli.
Un racconto tra i tanti...
POST-IT
Lisa Francesca Gobbi
Quell’immagine non se la sarebbe tolta dalla mente così facilmente.
Il suo collega sdraiato a terra, immobile quasi stesse dormendo, il sangue tutto intorno alla sua testa.
Al tocco di Ramona, Flaminia distolse lo sguardo.
Ramona le indicò sul tavolo da lavoro, un bicchiere abbandonato.
Flaminia guardò Ramona con aria interrogativa.
— Dopo — le fece cenno Ramona, ora bisognava seguire tutta la parte burocratica, i carabinieri erano arrivati e stavano allontanando tutti i presenti, a eccezione di lei, Giulio che aveva soccorso il collega e Roberto, il datore di lavoro.
Di suo Flaminia aveva poco da raccontare: era arrivata la chiamata da Ramona che aveva trovato il collega a terra, Giulio aveva controllato i parametri vitali, lei aveva chiamato il 112 mentre Ramona aveva tenuto gli altri colleghi lontani, cercando, il più possibile, di tranquillizzarli.
Roberto non proferiva una parola.
Quella sera, Flaminia e Roberto si ritrovarono al solito posto, un pub, il più piccolo pub della città; i due avevano pochi giorni di differenza e si conoscevano bene, erano cresciuti insieme.
— Cosa ne pensi? — chiese Flaminia. — Non fare il capo con me, cosa ti turba?
— Ci sono tante cose che non quadrano, Luca non è uno sprovveduto, è successo qualcosa di più grosso, sei il coordinatore delle emergenze, la persona più adatta per seguire delle indagini parallele a quelle ufficiali; hai una buona squadra, non fatevi intimorire e andate avanti.
— Cosa?
Roberto la guardò dritto negli occhi, Flaminia capì, non poteva dirle altro.
Il giorno dopo, il clima in azienda non era dei migliori ma neppure dei peggiori.
Roberto fece un breve discorso in cui tranquillizzava le persone e invitava a proseguire la vita lavorativa il più normalmente possibile.
Le indagini dei carabinieri sarebbero andate avanti e lui stesso avrebbe tenuto informato tutto il personale.
A chiusura del discorso Roberto guardò Flaminia che annuì impercettibilmente.
— Ramona, ti va di uscire a pranzo oggi? — le chiese Flaminia, la ragazza annuì.
Verso mezzogiorno, quando il grosso dei tecnici andava a pranzo, Flaminia fece un giro nell’area dell’incidente.
La zona era sotto sequestro ma Flaminia superò i sigilli, scavalcando il nastro, notò che era molle, non era stata la prima a superare quella linea.
Si avvicinò al luogo in cui Luca era stato trovato, c’era ancora il segno del sangue anche se l’impresa di pulizie aveva fatto un lavoro eccellente.
Non c’era nulla di particolarmente strano, sembrava proprio che Luca fosse caduto battendo forte la testa contro lo spigolo del carrellino.
Ma che caduta strana, come se si fosse ribaltato, il carrellino era dal lato opposto rispetto alla ferita.
E i segni sul carrellino? Erano più simili a una mano che si appoggia piuttosto che a una testa che lo colpisce.
Flaminia si accovacciò al livello della testa di Luca e alzò lo sguardo, un rumore la fece sobbalzare e correre via verso l’uscita.
— Mi sa che ho fatto una cosa che non dovevo — iniziò Ramona, Flaminia le chiese cosa con lo sguardo.
— Sono andata a controllare la zona dove s’è fatto male Luca.
Flaminia le fece capire che non era stata l’unica: — Che dubbi hai?
— Mi sembra strano il modo in cui è caduto e soprattutto c’era un bicchiere sospetto.
— Ramona l’hai lasciato dov’era giusto?
— Forse l’ho spostato di qualche centimetro…
— Ramona!
— Dai, chi vuoi che se ne accorga? Tanto stanno indagando su un’altra strada.
— Con chi hai parlato?
— Nessuno.
— Ramona.
— Oh, lo sai benissimo, Antonello è una perpetua e quando a me lo sono trovata davanti, non potevo non chiedergli nulla!
— Non so se sia peggio tu che chiedi o lui che risponde. Comunque, cosa hai scoperto?
— Che Luca è stato colpito dalla valvola della bombola che stava utilizzando per riempire il dewar di azoto.
— Una valvola partita dalla bombola? Può essere, l’ho notato anch’io ma cosa mi dici della caduta?
— Che è molto strana come se si fosse accasciato in modo...
— Convulso…
— A cosa stai pensando Flami?
— Niente, o meglio ci sono delle cose che non mi quadrano, devo capire.
— Roberto invece cosa ti ha detto?
— Mi ha detto di indagare più a fondo visto che ho la squadra adatta per farlo.
— Credi che ci sia qualcosa di più rispetto a un tragico incidente sul lavoro?
Flaminia mosse la testa in modo affermativo.
— È molto strano che una bombola di questo fornitore possa essere arrivata difettata.
— E soprattutto che nessuno se ne sia accorto. Come quel bicchiere, ha preso una forma troppo strana come se fosse corroso.
— Ramona te la senti di indagare sul bicchiere?
— Certo, faccio fare qualche analisi, tu segui la pista della bombola?
Flaminia rispose affermativamente, le due si diedero appuntamento, di lì a due giorni.
I giorni trascorsero veloci, per Flaminia tra riunioni, call con i responsabili e indagini ufficiali e non; aveva chiesto agli altri due coordinatori di indagare sulla consegna della bombola, con quel fattaccio di mezzo lei poteva muoversi poco dall’ufficio ma loro, essendo tecnici, potevano girare più liberamente.
Il lavoro per Ramona fu molto più semplice, essendo lei stessa una tecnica e avendo accesso ai laboratori chimici, era riuscita a capire cosa fosse contenuto nel bicchiere di Luca e la cosa non sarebbe piaciuta a nessuno.
Due giorni dopo le due ragazze uscirono a pranzo insieme.
A loro si aggiunsero Daniele e Mattia, gli altri due coordinatori, c’erano troppe cose che non andavano e molti pezzettini dovevano essere rimessi insieme.
— Bene, innanzitutto come state? — chiese Flaminia.
— A essere sincero bene, questo fatto di indagare mi ha permesso di spostare l’attenzione su altre cose ma in laboratorio il clima è pesante.
— Daniele ha ragione, diciamo che un conto è seguire le indicazione che ci date, le formazioni, fare le esercitazioni e tutto il resto ma viverla una cosa così… be’… non è così facilmente digeribile per nessuno — concluse Mattia.
— E secondo voi dobbiamo chiedere un supporto psicologico o non so?
— Ma no Flaminia, per gli altri no, per noi sì.
— Cosa intendi Ramona?
— Che ho analizzato il bicchiere che abbiamo trovato sulla scrivania di Luca e quello che conteneva non ti piacerà...
Ramona fu assalita da un trio di sguardi incuriositi.
— Cicuta.
— La pianta che ha avvelenato Socrate?
— Esatto, proprio quella.
— E perché mai Luca si è bevuto della cicuta? — chiese Daniele.
— Perché non se l’è bevuta, gliel’hanno fatta bere — rispose Mattia.
— È quello che ho pensato anch’io ma perché? — ragionò a voce altra Ramona.
— Perché forse aveva scoperto qualcosa che non doveva scoprire… — le fece eco Mattia.
— Cosa avete scoperto? — chiese tutta emozionata Ramona.
— La bombola, la cui valvola, ha colpito Luca contiene un gas che non utilizziamo.
— Fermi tutti — li interruppe Flaminia — Mi state dicendo che la morte di Luca non è un semplice infortunio sul lavoro ma nasconde qualcosa di più grosso e soprattutto che io sto indagando su cause fuffa per far tacere la casa madre?
Una schiera di teste annuì all’unisono.
— Andiamo bene, devo cercarmi un nuovo lavoro!
— Aspetta Flaminia, ragioniamo con calma — Mattia le sfiorò il braccio. — Abbiamo due strade da seguire: la strada di Ramona con l’avvelenamento e la mia e di Daniele con un gas che non doveva essere dov’era.
— Ma la bombola indicava azoto, il cappellotto era nero, non è nero l’azoto?
— Sì Flami, ma se vai là col dito e gratti un pochino scopri che sotto è bianco.
Daniele venne letteralmente fulminato dallo sguardo di Flaminia.
— Anche tu sei andata sulla scena del delitto! Credi veramente che i presenti siano stati i soli?
— Cosa hai visto?
— Più che cosa, chi: Roberto.
Flaminia e Ramona si guardarono.
— Non ti ha detto nulla? — chiese Mattia.
— A dire il vero mi ha detto di indagare più a fondo e che ho la squadra giusta per farlo.
— Roberto, quindi, non stava depistando ma cercando!
— Cosa però? Abbiamo guardato anche noi e nel plico c’erano solo fogli di lavoro.
— La faccenda si fa interessante ma l’orario lavorativo no, dobbiamo rientrare, come restiamo?
— Ognuno continui, con discrezione, sulle proprie piste, venerdì sera, aperitivo al solito posto — concluse Flaminia.
Per i quattro investigatori improvvisati, il resto della settimana passò tra sessioni di gossip intensivo, per capire chi avesse potuto portare della cicuta in azienda; carico e scarico di bombole come se non ci fosse un domani, per capire cosa effettivamente venisse introdotto in azienda e pedinamenti, più o meno velati, per carpire quel tassello che sfuggiva sempre.
L’unica che era andata sopra le righe fu Flaminia: aveva chiesto un colloquio con Roberto.
Il solo pensiero che Roberto c’entrasse in quella faccenda ma che soprattutto aveva fatto finta di nulla, la mandava in bestia.
Avevano condiviso la copertina in ospedale quando erano nati e poi avevano passato praticamente tutta la vita insieme, erano più che amici, quasi fratelli e lui non le aveva detto nulla sul perché di quella morte, anzi, le aveva detto di indagare.
Ma siamo seri?!
Questi pensieri di bufera le frullavano talmente forte in testa che non si accorse nemmeno del suo arrivo.
— Flami — la fece sobbalzare, — tutto bene? Cosa è successo? Hai scoperto qualcosa?
Flaminia lo fissava torva.
Dopo alcuni istanti di silenzio, gli chiese, con una calma che non credeva potesse essere sua: — Tu cosa sai e cosa mi nascondi?
Roberto fu colto alla sprovvista, tentennando: — Cosa intendi? Non capisco.
— Ti hanno visto sulla scena del crimine che rovistavi tra i fogli di lavoro.
Roberto si prese un attimo per sé torturandosi il polsino della camicia: — Cosa pensate che stessi facendo?
— Non ne ho idea, dimmelo tu.
Roberto guardò fuori dalla finestra.
— Da più o meno qualche mese, forse sei o sette, ho notato strani movimenti di denaro sul conto dell’azienda. Sai che non ho ancora il pieno potere sulla redazione del bilancio ma li vedo e da qualche mese c’erano dei movimenti strani. Ho fatto qualche indagine e ho scoperto che ci sono degli acquisti di gas e delle aperture di commesse che compaiono per qualche giorno e poi spariscono. Non si trovano da nessuna parte, è come se fossero dei post-it che poi vengono, nel giro di qualche ora, completati e buttati. Ho provato a pressare un po’ di più il reparto finanziario e la pianificazione ma ottengo solo risposte vaghe.
Prese un attimo per prendere fiato e di sottecchi controllare l’espressione di Flaminia.
— Il giorno in cui è morto Luca ho notato che la bombola da cui è partita la valvola, era una di quelle che compaiono negli stessi giorni in cui sul mio resoconto appaiono gli ordini e le commesse “post-it”. Chi mi ha visto rovistare nei fogli di lavoro mi ha visto cercare quelle commesse.
Flaminia annuì.
— Avrei voluto continuare le ricerche ma le indagini ufficiali, visto il mio ruolo, mi stanno coinvolgendo troppo non posso proseguire ma voi sì perché Flami, ne sono certo, sotto c’è qualcosa di molto più grosso!
— E non ti sbagli, Luca è morto per avvelenamento; stiamo ancora indagando ma mi hai dato delle informazioni preziose. Grazie.
Flaminia si alzò.
— State attenti — le disse.
L’aperitivo del venerdì, per loro, aveva un solo significato: gossip, ma quel venerdì no, le notizie emerse da quel tavolino erano molto più grosse di una semplice chiacchiera da caffè.
I quattro investigatori iniziarono a raccogliere le idee.
— Ricapitolando: abbiamo delle bombole di ossigeno di cui non ce ne facciamo nulla, della cicuta e un collega morto — sintetizzò Daniele.
— Aggiungici dei movimenti sospetti di ordini e commesse che si aprono e chiudono nel giro di qualche ora, come un post-it che attacchi e stacchi — proseguì Flaminia. — Roberto stava indagano su quello quando l’avete visto.
— Il job 478A — si ricordò Mattia.
— Scusa?
— Più o meno due settimane fa, mi sono attardato a finire un lavoro urgente, il job 478 e mentre riporto i fogli finiti in pianificazione, noto che c’è un job 478A; ero troppo stanco e mi son ripromesso di indagare il giorno successivo, sia mai che avessi sbagliato qualcosa. Torno il giorno dopo e la commessa non c’è più, volatilizzata, come se non fosse mai esistita.
— Ma sai che è successa una cosa simile anche a me! — intervenne Ramona — Anch’io due settimane fa, mi sono attardata perché stavo aspettando un pacco di acidi ma Luca era impegnato a fare un altro scarico; impaziente, l’ho seguito e l’ho visto che stava posizionando delle bombole in un posto per niente sicuro. In quel momento mi serviva l’acido ma il giorno dopo l’avrei ripreso; son tornata in cortile la mattina dopo, delle bombole nessuna traccia, volatilizzate!
— Federica!
— Flami ma cosa c’entra Federica ora? — chiese Daniele.
— Federica è patita per la filosofia e Socrate in particolare; in più Federica è la cognata di Filippo.
— Davvero? — chiese Mattia.
— Secondo te una faina come quella, è stata assunta per merito? — lo canzonò Ramona.
— E Luca sostituisce sempre Filippo.
— Che è il nipote del Sig. Barteletti, il vecchio capo?
— Genero.
— Fa lo stesso — proseguì Daniele, — perché quella carogna ha il chiodo fisso di fare una prova, altamente instabile ed esplosiva, in cui si utilizza l’ossigeno e io mi sono sempre opposto.
— Mentre le due faine, obbligate dai legami famigliari, sono stati costretti a fare quello che Barteletti diceva — proseguì Ramona.
— E Luca, quel giorno che ha sostituito Filippo, ha scoperto tutto ed è stato eliminato — concluse Mattia.
— Secondo voi, riusciamo a incastrarli? — chiese Flaminia.
— Sì, le forniture sono regolari, la prossima dovrebbe essere mercoledì.
— Chiamo Roberto — concluse Flaminia.
Quel mercoledì, i quattro investigatori, accertatesi che nessuno fosse rimasto in azienda, si avvicinarono allo scarico bombole.
Filippo era intento a scaricare un pacco di bombole dal cappellotto bianco mentre Federica aspettava con uno spray nero in mano.
— Vogliamo muoverci? — chiese il sig. Barteletti.
Flaminia non ragionò più: — Ehi, cosa sta succedendo qui?
— Oh, signorina Flaminia, che piacere vederla! Sinceramente mi aspettavo di trovarla molto tempo fa, lei e i suoi quattro amici siete i più intelligenti in azienda…
— Cosa sta facendo?
— I miei interessi, signorina, quelli che il suo amico Roberto non ha voluto farmi fare.
— E per fortuna! Sta mettendo a rischio la vita di tutti noi!
— Che paroloni, basta stare attenti e non succede nulla. Perché dovete stare attenti ora, se parlate vi faccio fare la stessa fine di quell’altro collega. Il signor Luca aveva la lingua troppo lunga e mai mi sarei aspettato che mio genero e sua cognata fossero in grado inscenare l’infortunio perfetto: una semplice caduta e una valvola difettosa per sviare le indagini quando il poveretto invece era stato semplicemente avvelenato. Dei geni e l’unico che pagherà per tutto questo sarà solo e soltanto lui: Roberto!
Flaminia cercò di scagliarsi contro il signor Barteletti ma Roberto la bloccò: — Ora basta, abbiamo sentito abbastanza.
Dietro di lui si erano materializzati una quindicina di carabinieri che arrestarono il signor Barteletti, Federica e Filippo.
Roberto si rivolse ai suoi investigatori, finalmente sereno: — Ho sempre saputo di avere tra le mani la migliore squadra di emergenza.