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numero collana


Il mio stagista ha scelto il momento meno opportuno per palesarsi, ancora un minuto e avrei portato a compimento il mio intento: la donna sarebbe stata ridotta all’immobilità eterna.
Sempre che, in quanto strega, le fosse impossibile annegare, in quel caso sarei stata costretta a darle fuoco.

Febbraio 2026

204

978-88-6810-670-6

16,00

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Sinossi

In questa sua dodicesima indagine l’investigatrice privata Stella Spada si lascia convincere dalla sensitiva Amelia ad indagare su una presunta reincarnazione di Gentile Budrioli, definita dall’inquisizione “strega enormissima”, condannata al rogo e giustiziata a Bologna alla fine del 1400. In una calda città estiva, dove i residenti scappano e i turisti arrivano in massa, Stella si serve dei suoi collaboratori male assortiti per seguire alcune indagini mentre lei si finge baby-sitter per indagare dall’interno della famiglia Vanni. In qualche modo, e forse con qualche intervento magico, Stella riesce anche questa volta a risolvere il caso.

L'autore

Lorena Lusetti

Primo capitolo

Piazza Maggiore, 14 luglio 1498

Mi chiamo Ginevra Sforza, e oggi è il giorno più triste della mia intera esistenza.
Posso sembrare privilegiata rispetto alle donne del mio tempo, ma la gente non può immaginare quanto ho dovuto sopportare nel corso della mia vita.
Sono figlia illegittima, considerata quindi una merce di scambio di poco valore, anche se di discendenza illustre. A soli quattordici anni sono stata data in sposa a un vecchio, che ho dovuto sopportare fino al suo decesso, quanto naturale non posso ammettere. Dopo di lui mi è toccato in sorte il cugino minore, che almeno era più giovane e gradevole, intanto io mi ero fatta più matura e cominciavo a comprendere bene le dinamiche di corte.
A Giovanni II Bentivoglio, primo cittadino di Bologna ho dato sedici figli, se ripenso alla mia breve vita mi vedo sempre gravida, o in lutto. I figli spesso hanno vita breve, molti muoiono in tenera età, persino nella culla. La vita di un infante è nelle mani di Dio, le malattie li prendono con molta facilità e non c’è nulla che i dottori, con tutta la loro pomposità e sapienza, possano fare.
Ho cominciato ad avvicinarmi all’arte dell’erboristeria, per poter lenire quando possibile le sofferenze dei miei bambini. E qui ho incontrato Gentile Budrioli, una donna meravigliosa, una vera amica.


Gentile abitava nel Torresotto di fronte alla basilica di San Francesco, la sua mente curiosa l’ha portata a frequentare i frati che ivi dimorano per apprendere le loro conoscenze nel campo dell’erboristeria, fino a diventare così esperta da poter lei stessa dispensare consigli e cure a chi glielo chiedeva. Era una donna generosa, intelligente, con la capacità di capire le persone e donare a tutti il consiglio giusto.
Ma questo ha attirato invidie e la cattiveria della gente che lei ha aiutato, la stessa che poi non ha esitato a testimoniare le peggiori nefandezze e bugie sul suo conto.
Ha lenito le malattie dei miei figli, ma a volte poteva solo consolare le loro sofferenze e condurli dolcemente al riposo eterno, le erbe non possono nulla contro le febbri più aggressive.
Era un’amica vera, la sola con la quale potessi confrontarmi sull’astrologia, sulle letture dei libri, su argomenti più intelligenti e interessanti di quelli futili e superficiali che mi toccavano nei ricevimenti alla corte dei Bentivoglio. Perché alle donne è richiesto solo di parlare di figli, vestiti, stoffe, pettegolezzi e nient’altro.
Ma la troppa intelligenza ha attirato gelosie, per prima quella di mio marito Giovanni, ossessionato dalle congiure contro di lui che le ricche famiglie bolognesi tramano continuamente. Così ossessionato da avere cercato un capro espiatorio proprio nella povera Gentile, geloso forse del mio interesse, per colpa sua, su materie ritenute appannaggio degli uomini.
Ho visto come sia diventata a poco a poco colpa di Gentile qualsiasi cosa negativa accaduta alla nostra famiglia; persino la morte di mio figlio per malattia, che la povera amica mia non è stata in grado di curare, è diventata il pretesto per accusarla di averlo ucciso lei stessa.
Una parola ai domenicani dell’inquisizione, basta un sospetto, solo questo, una donna che pensa è già di per se stessa in odore di stregoneria. La caccia alle streghe che sta praticando l’inquisizione a Bologna si è fatta feroce, e Giovanni è riuscito a raccogliere testimonianze giurate: dietro compenso, naturalmente. Anche il marito di Gentile ha testimoniato contro di lei, tutti sanno che ha un’amante e cercava solo l’occasione giusta per liberarsene.

Ora sono qui, nel giorno peggiore di tutta la mia vita. Ho provato a intercedere per lei, ma nulla ho potuto, ho rischiato solo di essere condannata anch’io come strega. Non ho potuto fare niente, se non rimanere qui, nel Torresotto dove ho passato tanti bellissimi pomeriggi assieme a Gentile studiando e sperimentando il potere delle erbe.
Sono qui, abbracciata alle sue tre figlie femmine, quelle più in pericolo, perché i quattro figli maschi sono al sicuro dall’essere tacciati di stregoneria. Le figlie femmine no, le possono accusare di avere ereditato i poteri della madre e le devo proteggere.
Sono qui con loro, non ho avuto il coraggio di andare in piazza a vedere Gentile Budrioli cosparsa di pece, insultata e vilipesa da tutta la cittadinanza, mentre il boia appicca il fuoco e la brucia sul rogo come strega.
Urla e sputi da parte delle persone che lei stessa ha aiutato. L’unica mia consolazione è che i giorni di tortura nelle cantine della basilica di San Domenico siano finiti, le sue carni martoriate dai ferri roventi della Santa Inquisizione l’hanno obbligata a confessare qualunque cosa.
Strega “enormissima” l’hanno chiamata, lei che voleva solo aiutare le persone a guarire.

Qui nel Torresotto abbraccio le sue figlie, che amo e proteggerò come fossero mie, gliel’ho promesso e manterrò il proposito. Proteggerò la sua discendenza perché venga un giorno in cui la sua memoria sarà vendicata. Le figlie delle sue figlie dovranno sapere che grande donna era Gentile Budrioli e riabilitare la sua figura agli occhi del mondo. Dovranno farlo con ogni mezzo, e con ogni mezzo vendicare chi l’ha ingiustamente fatta soffrire, accusata e condannata.
Non importa quanti anni ci vorranno, ma il giorno verrà.