numero collana
In un piccolo borgo, tutti sanno tutto, ma nessuno ha visto niente. Fino all'ultima, amara risata.
giugno 2026
250
978-88-6810-682-9
16,00
Non ancora disponibile
Emilia Romagna
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Sinossi
La notte del 15 agosto, mentre il cielo di Trecolli esplode nei colori dei fuochi d’artificio per la festa della Patrona, la celebrazione viene bruscamente interrotta da una scoperta macabra. Un gruppo di ragazzi, cercando un pallone finito tra le siepi, trova il corpo di Otello Varelli, noto imprenditore locale e principale finanziatore della festa, seduto immobile su una panchina sotto un grande Ginkgo biloba.
Inizialmente, la morte di Otello – un uomo corpulento e amante della buona tavola – sembra poter essere attribuita a un malore fatale. Tuttavia, l'occhio esperto del Maresciallo Carmelo Pecora, comandante della stazione locale, e l'intuito medico legale rivelano una verità più inquietante: Otello è stato ucciso con una tecnica precisa che gli ha spezzato l'osso del collo.
L’indagine si addentra nelle pieghe di una comunità apparentemente idilliaca ma segnata dalle fatiche del recente lockdown e dalle ombre di interessi economici. Il Maresciallo Pecora, affiancato dalla giovane e ambiziosa Brigadiera Deborah Gambetta, deve scavare nella vita della vittima, tra un socio in affari ambiguo, vecchi rancori di paese e la gestione di un'eredità inaspettata lasciata da un eccentrico personaggio locale, "E Porc".
A dare una svolta decisiva alle indagini è spesso Alessandra, la moglie del Maresciallo. Con la sua capacità di osservare i dettagli minimi della vita quotidiana e le dinamiche relazionali del borgo, Alessandra funge da "consulente ombra", aiutando il marito a collegare i puntini che la procedura formale fatica a vedere.
Temi centrali Il romanzo non è solo un giallo procedurale, ma un omaggio alla resilienza della provincia italiana e al valore dell'amicizia. Tra riferimenti alla cucina locale, alla passione per il calcio e alle ferite lasciate dal Covid-19, la storia si snoda verso una risoluzione che intreccia giustizia legale e giustizia umana, lasciando al lettore il sapore dolceamaro di un'ultima risata che risuona tra le colline
Primo capitolo
Trecolli 15 Agosto
Per venti minuti, i fuochi d’artificio che hanno illuminato il cielo del borgo di Trecolli e tenuto centinaia di persone con il naso all’insù, sono all’epilogo.
Cuori, stelle, sfere luminose e piogge incandescenti multicolori si sono alternati fino all’entusiastico boato finale che, condito da applausi convinti, hanno trasformato la piazza in una sorta di stadio esultante decretando il successo dello spettacolo appena visto.
Lo scintillio di quei colori brillanti e i potenti botti che li hanno accompagnati hanno messo fine ai festeggiamenti della Patrona Maria SS. dell’Assunta, venerata nella Chiesa della Pace.
Un bel successo per l’amministrazione comunale di Trecolli con in testa il sindaco Claudio Capacci e per l’Associazione Parrocchiale guidata da don Fabrizio Torelli, il parroco.
Una festa davvero ben riuscita che ha visto, di contorno alle celebrazioni sacre, uno spettacolo di varietà con volti noti della TV e una simpatica gara denominata: “Dilettanti sul palco”.
Protagonisti assoluti alcuni cittadini di questa piccola comunità di Trecolli, divenuta da qualche tempo una rinomata meta turistica, situata sulle colline della Romagna a pochi passi dal confine con la Toscana.
L’atmosfera di festa che si respira era attesa da tanto tempo, dopo il periodo di restrizioni al quale tutti sono stati costretti negli ultimi anni.
Qualcuno indossa ancora la mascherina sanitaria e, tra questi, c’è ancora chi non riesce proprio a sistemarla nel giusto verso.
Al termine della serata turisti e abitanti del luogo, come delle formichine, si allontanano prendendo strade diverse.
I trecollesi verso le proprie abitazioni, i turisti si dividono tra B&B di nuova generazione e i due alberghi presenti in paese, mentre coloro che risiedono nei paesi limitrofi si avviano velocemente verso le auto sistemate nei vari parcheggi, sorvegliati dai volontari del comune.
Piazza Bearzot, così chiamata in onore della vittoria dei mondiali del 1982 e le strade più importanti di Trecolli, anch’esse intitolate ai campioni di quella magnifica spedizione spagnola, si vanno via via spopolando.
I carabinieri, aspettando di concludere il loro servizio di ordine pubblico, con attenzione, controllano il deflusso della gente.
Gli uomini della Polizia Municipale dell’Unione dei Comuni, comandati dal tenente Roberto Giunchi, invece, dopo aver partecipato alla riuscita del servizio di sorveglianza, si sono allontanati per dirigere il flusso delle auto per evitare ingorghi. Rimangono in piazza alcuni operai alle prese con lo smontaggio del palco situato davanti il Palazzo Comunale e un paio di “umarell” che con occhio vigile verificano che i lavori procedano bene e speditamente.
Uno splendido quarto di luna è ben visibile nel cielo stellato sgombro da nuvole con Venere che gli fa compagnia.
Se ci si sposta sul lungo fiume, dove le luci del paese sono attenuate, ci si perde a guardare quello spettacolo, stasera il piccolo e il grande carro sono perfettamente distinguibili.
Nella piazza antistante la chiesa, una decina di ragazzini hanno ancora voglia di divertirsi, ne hanno proprio bisogno dopo tanti mesi di “reclusione” e anche in previsione della stagione scolastica che li vedrà rintanati in casa piegati sui libri con qualche incursione nelle diverse chat di cui fanno parte.
Quindi, anche se la mezzanotte è appena passata, non c’è nulla di meglio di un 5 contro 5 di calcio.
Alcuni di loro sono residenti a Trecolli, altri sono in vacanza con i genitori.
Del gruppo fanno parte anche due ragazzi stranieri ospiti della cooperativa L’avvenire, l’associazione parrocchiale gestita da don Fabrizio che si occupa dei migranti in attesa del permesso di soggiorno.
Non è difficile a 16 anni fare amicizia, lo sport è un buon veicolo di integrazione. Procurarsi un pallone è stato piuttosto facile, Leonardo, il nipote dei farmacisti Serena e Silvano, infatti abita a 10 metri dalla piazza, proprio dietro il Duomo.
Le felpe, una sopra l’altra, fanno da porta.
Il campo da gioco è compreso tra il piazzale antistante la chiesa e la piazza principale. Portiere “volante” e via, tutti a immaginare di essere i campioni di oggi con la speranza, crescendo, di emularli negli stadi di tutta Italia.
Poi magari i sogni si infrangeranno con la realtà e si ritroveranno anche loro a giocare nel Sangiovese Football Club la squadra dei loro nonni che, tutti i venerdì sera, scendono in campo a Trecolli.
Comunque è pur sempre un sano divertimento.
I tre “umarell” che hanno controllato con attenzione lo smontaggio del palco, incuriositi e in preda a insonnia, si spostano sulle panchine della piazza, davanti al monumento ai Caduti di tutte le Guerre e alla stele che ricorda i Partigiani che lottarono per liberare l’Italia dai nazi-fascisti, per guardare i ragazzi che giocano. A loro si è aggiunto anche Gino Inglese, il sacrestano, che dopo una giornata passata in chiesa a servire messa ha bisogno di rilassarsi un po’.
Chissà che ricordi muovono nelle loro menti quei giovanotti.
Gino, che in gioventù è stato un bravo attaccante, potrebbe ancora insegnare loro come si calcia, sia di destro che di sinistro.
Nell’adiacente piazza Bearzot a delimitare il confine con il lungofiume Graziani ci sono tre panchine, le due laterali che guardano verso il fiume sono libere, mentre l’unica che è girata verso la piazza è occupata da un uomo che quasi sicuramente avrà goduto dei fuochi d’artificio da quella comoda posizione.
Non sembra interessato alla partitella dei ragazzi, anzi sembra proprio che stia facendo un pisolino.
Vestito elegantemente, indossa un abito beige e calza un “Borsalino” bianco calato sugli occhi, la testa è piegata leggermente in avanti, un foulard beige al collo gli evita colpi d’aria inopportuni.
Quella panchina è la più ambita anche di giorno perché rimane sotto l’ombra di un Ginkgo Biloba maestoso.
Di solito, chi si siede lì, gode del fresco che, a volte, complice la leggera brezza pomeridiana, induce a schiacciare un pisolino noncuranti di coloro che passano e li osservano, magari invidiosi della loro serenità.
Le urla dei ragazzi, che intanto continuano a giocare, nonostante la tarda ora, sembrano non disturbare nessuno, soprattutto quel distinto signore seduto sulla panchina lontana.
I giovanotti continuano a correre e passarsi il pallone, effettuando dribbling e tiri verso le rispettive porte noncuranti del fatto che già un paio di volte, con passaggi maldestri, hanno rischiato che la palla finisse la sua corsa dentro il fiume.
Per fortuna la ringhiera ha fatto sì che la sfera rimanesse in loro possesso, se fosse finita in acqua avrebbero dovuto terminare anzitempo la contesa.
— Pallaaaa, pallaaaa.
Si sente urlare dal gruppo.
Il pallone, a causa di un tiro non proprio preciso, si è fermato ai piedi del signore seduto sulla panchina che sta a fianco del Ginkgo Biloba.
— Pallaaaaaaa!
Il portiere, sollecita nuovamente quel placido signore a restituire la sfera.
Nessuna risposta!
Anche Leonardo ci prova e reclama a gran voce il pallone, del resto è suo.
Non avendo ancora nessuna risposta non gli rimane altro che andare personalmente a riprendere l’oggetto principale del gioco.
Prima ne torna in possesso e prima ricominceranno la partita, oltretutto la sua squadra è in svantaggio e perdere non piace a nessuno
Con uno scatto degno del miglior Mbappé, il campione francese, Leonardo giunge nei pressi della panchina con un leggero fiatone, che il campione transalpino non avrebbe, e si china per prendere il pallone rimasto incastrato tra le gambe di quella persona.
Sembra quasi che faccia apposta a tenerlo stretto, magari vuole fargli uno scherzo, si sa che gli anziani hanno sempre voglia di canzonare i giovani.
— Mi scusi signore, io riprendo il mio pallone.
Anche stavolta nessun cenno di risposta.
— Posso?
Ancora silenzio.
Leonardo si fa coraggio, prende il pallone.
Non c’è resistenza da parte dell’uomo e quando ha la palla di cuoio tra le mani si rialza volgendo lo sguardo verso il vecchietto, convinto di trovare impresso sul suo viso un bel sorriso ironico.
Il pallone, però, gli sfugge dalle mani.
Rimane impietrito.
Dalla sua bocca non esce nemmeno un verso ma sa che a quel punto dovrebbe urlare per richiamare l’attenzione, dei suoi amici prima, e dei grandi poi.
— È mo… mor… — tenta di sillabare Leonardo, ma resta immobile.
— Daiiii, e allora? Ti vuoi muovere?
Dal gruppo si levano voci di insofferenza, ma loro non sanno, non immaginano nemmeno che il loro compagno ha appena visto il volto di un uomo senza vita e non possono ancora sapere che Leonardo quegli occhi sbarrati e quel capo piegato in modo innaturale non li dimenticherà tanto facilmente.