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numero collana


Fin dall’inizio delle indagini Natalia aveva avuto la netta sensazione che dietro quel delitto ci fosse qualcosa di folle, di malato, o meglio, di morboso.

ottobre 2026

276

978-88-6810-685-0

17,00

Non ancora disponibile


Sinossi

La vice questore Natalia Solari non si aspettava di dover affrontare una serie di delitti così insoliti per una città, tutto sommato tranquilla, come Sansepolcro. Eppure è così, perché un serial killer vi si aggira indisturbato, seminando dolore e morte. I crimini che si susseguono lasciano tracce che riconducono sempre ai silenzi dolorosi e alle ambiguità di Elena Maffei la splendida moglie della prima vittima: Enrico Maffei, un importante imprenditore stimato in tutto il territorio. Quando viene trovato a bordo del suo Suv in fondo a un lago si pensa a un suicidio ma Natalia è scettica, non ci crede, e dà avvio a un’indagine per omicidio. Chi può avere voluto la sua morte? Forse la stessa Elena, mamma di due gemelli, donna sola e disperata ma custode di un segreto agghiacciante?
Quando un secondo omicidio sconvolge la cittadina, Natalia dovrà collaborare con il vice questore di Arezzo Fosco Vannini, l’uomo che ha allontanato da sé ma che non ha dimenticato. Molti saranno i sospettati, ma nessuna prova che inchiodi l’assassino.
Nessuna, fino a quando la verità emergerà in modo violento e drammatico insieme alla conclusione delle vicende private di Natalia e della sua famiglia.

L'autore

Patrizia Fassio

Prologo

Il SUV si inabissa nelle profondità del lago con il suo carico di morte.
L’abitacolo inizia a inghiottire acqua. Un corpo esanime seduto al posto del guidatore ha il volto adagiato sul volante. Gli occhi sbarrati e la bocca aperta raccontano una fine atroce. Le braccia penzoloni lungo il busto lo trasformano in un sinistro burattino.
Sulla riva spoglia, gli stivali di gomma imbrattati di fango, sotto una pioggia battente e una virgola di luna che si fa largo tra le nubi, una sagoma si staglia, immobile, contro lo schermo nero della notte.
Gli occhi puntati sull’auto che affonda, le labbra contratte, la figura è ipnotizzata dalla visione di cui è artefice.
È la conclusione di un progetto meditato, studiato nei minimi dettagli, prima di diventare qualcosa di reale.
A lungo, ha seguito i movimenti della vittima con una tenacia che l’odio ha alimentato giorno dopo giorno. Ha atteso una notte piovosa, con la certezza che vicino alla rimessa privata della Colombara le probabilità di incappare in qualcuno fossero pressoché nulle.
Nel silenzio che avvolge la lugubre presenza, il gorgoglio dell’auto di cui, ormai, è visibile solo il tettuccio, ricorda alla persona che sta osservando il macabro spettacolo lo strano suono di quel gemito appena udito, annegato nella saliva di chi soffocava. Inutilmente. Aveva acceso il motore, passando da neutro a drive, e, chiusa la portiera, aveva fissato il SUV che, scivolando dove l’acqua era più profonda, assomigliava a un animale in agonia.
Da quel momento non aveva più staccato gli occhi dal mastodonte metallico che svaniva sotto il manto liquido del lago.
Poi, a un tratto, come intagliata nel legno, sul volto si disegna una smorfia febbricitante, malata.
La figura è scossa da un brivido che parte dalla nuca e si irradia in ogni molecola del corpo. Ma a farla rabbrividire non è la pioggia di quella notte di ottobre, bensì il piacere di avere finalmente appagato un bisogno indomabile, una frenesia che ha trovato la sua via di sfogo.
I lineamenti si distendono, il tremore delle mani si placa, il dolore che ha armato quel progetto si scioglie nella notte.
Ora si può tornare a casa.