numero collana
Leone guardò la fossa riempirsi lentamente di terra e capì, con una chiarezza crudele, che esistono uomini che il mondo seppellisce due volte: la prima quando li lascia soli, la seconda quando muoiono.
ottobre 2026
226
978-88-6810-684-3
16,00
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Sinossi
Asti, inverno 2024.
Nel parcheggio di una palestra viene ritrovato il corpo di una giovane donna. Il dettaglio che colpisce non è solo la violenza del crimine, ma la messinscena: scarpe scomparse, un segno sul collo e una cartolina con l’immagine di una creatura demoniaca. Per il capitano dei carabinieri Nereo Leone, uomo solitario e istintivo, è l’inizio di un’indagine che si muove su un terreno instabile. Le prime piste si sgretolano rapidamente, mentre nuovi elementi portano verso il margine della città, tra i senzatetto di un centro commerciale. Poi arriva un secondo omicidio. Stesso rituale. Stesso simbolo. Quando un vecchio caso riemerge dagli archivi, Leone intuisce che non si tratta di una semplice escalation di violenza, ma di una storia iniziata anni prima. Una storia fatta di rancore, legami familiari spezzati e vendette coltivate nel silenzio. Con il vice Andrea Brusco e l’insospettabile intuito dell’appuntato Angelo Montesano, Leone segue una traccia che lo riporta indietro nel tempo, fino a un’infanzia segnata dalla paura e a una figura che non ha mai smesso di esistere. Perché il demone su quella cartolina non è solo folklore popolare, è un’idea. E certe idee, quando mettono radici, non si fermano più.
Prologo
Mancavano meno di venti minuti alla mezzanotte del 5 dicembre 1995.
Nel salone della casa di montagna dei nonni, a San Candido, la brace nel camino respirava piano.
Il silenzio era così palpabile da sembrare vivo.
Tre bambini non dormivano.
Rannicchiati su un vecchio divano, stretti sotto una coperta troppo sottile per scaldarli davvero, restavano immobili. Nessuno osava muoversi.
— La mamma lo ha detto di nuovo e ho paura — sussurrò il maschio, senza guardare le sorelle.
— Il Krampus arriverà stanotte. L’anno scorso ci è andata bene. Ma stavolta…
Non finì la frase.
La sorella maggiore sbuffò e incrociò le braccia.
— La nostra vera mamma non direbbe mai una cosa del genere.
Fece una pausa, fissando il buio oltre il camino.
— E poi, dimmi la verità, tu lo hai mai visto un Krampus?
— Certo che sì, sciocca. Li vediamo sfilare ogni anno per le vie di questo paese.
— E tu sei un povero scemo. Quelli sono delle maschere e fanno soltanto finta di essere cattivi.
— Non è vero — ribatté il fratello, tirando su con il naso. — E comunque, anche se sono maschere, a me fanno paura e vorrei tornare ad Asti da papà. Non mi piace stare qui. Tutte queste corna alle pareti e quelle schifose polpette.
— Canederli — lo corresse lei, secca.
— Non mi importa come si chiamano, non mi piacciono e basta.
— E a me non piace come ci tratta quella donna che tu continui a chiamare mamma. Greta è la sua unica vera figlia. Non ti sei accorto che quella strega si vergogna di noi, soprattutto davanti ai nonni? — rispose lei a voce bassa, per non svegliare la sorellina che dormiva accanto.
Il fratello fece una smorfia.
— Si comporta così perché tu le rispondi sempre. Non fai mai quello che ti dice.
— Non è vero! — sibilò la ragazzina.
— È lei che è cattiva con me. Qualsiasi cosa faccia, trova sempre qualcosa da ridire: non fare questo, non fare quello, soffiati il naso, non andare in giro scalza…
— Ssssst! Parla piano.
— Alzo la voce perché mi fai arrabbiare — insistette lei.
— E se c’è qualcuno che dovrebbe essere punito, sei tu. Ieri hai rotto la bici del nonno.
— Non è rotta. Si è solo piegata una leva.
La ragazzina fece spallucce.
— Vedrai che stanotte non succederà niente, come sempre. Domani troveremo solo quei messaggi, lasciati da lei per spaventarci. I Krampus non esistono.
Esitò un istante.
— E neppure Babbo Natale.
Il fratello le diede una gomitata.
— Ahi, mi hai fatto male!
— Stai zitta — sibilò lui. — Greta ci crede ancora.
Lei fece una smorfia, corrucciata.
— Greta ha solo tre anni.
— Quasi quattro — intervenne una vocina assonnata.
Entrambi si voltarono, sorpresi.
— Sei ancora sveglia? — chiese la sorella maggiore, più dolcemente.
La bambina annuì.
— Ho sonno, ma fate tanto rumore.
— Hai ragione sorellina — rispose stringendola a sé.
— Adesso staremo zitti, promesso. Cerca di dormire.
— Perché non possiamo andare nella nostra camera? — mormorò Greta.
— Non possiamo. Non stanotte.
Greta chiuse gli occhi.
Il silenzio tornò a riempire la stanza.
Nel buio, i volti pallidi dei bambini riflettevano il rossore delle braci.
I respiri si fecero più lenti.
Uno alla volta, si addormentarono.
***
La luce pallida del mattino filtrò attraverso le finestre.
Il fratello si mosse per primo, sollevò la testa e contò le sorelle.
C’erano entrambe, il Krampus non era venuto.
Sospirò.
Svegliò la sorella maggiore con un lieve scossone.
Lei sobbalzò, poi capì.
Un sorriso rapido le attraversò il volto. Si alzò e fece due passi verso il tavolo, poi si fermò.
C’era un pacco.
Piccolo, avvolto in carta lucida, con un fiocco argentato. Sopra, un biglietto con un nome a lettere dorate: Greta.
Accanto, una cartolina.
La ragazzina la prese in mano e impallidì: un demone peloso, con lunghe corna ricurve e la frusta alzata, pronta a colpire due bambini rannicchiati ai suoi piedi.
La girò.
Le dita le tremavano appena nel voltarla.
Sul retro, in rosso, c’erano il suo nome, quello del fratello e un messaggio in dialetto, scritto di getto, con una calligrafia storta, quasi graffiata:
Denk drun! Niamand entgeat meino Strofe. Also bereit die vor, es negste Mol wer is net versaumen a zu dir Hoam zu kemmen.
Sentì lo stomaco chiudersi.
Non capiva tutto, ma abbastanza da poter riconoscere una minaccia.