numero collana
Si era alzato un vento freddo, un vento traditore
che penetrava nelle ossa…
Serra aveva lasciato il commissariato inseguendo un’idea.
Un’idea che non gli piaceva per niente.
Doveva però andare a fondo e c’era solo un modo.
Uno soltanto.
Ottobre 2026
196
978-88-6810-686-7
16,00
Non ancora disponibile
Sinossi
Il Be Bop a Lula è un night club gestito da Ivan Saponara, personaggio dai trascorsi torbidi. Il suo omicidio dà il via a un’indagine ricca di chiaroscuri che si dipana in una Napoli autentica e fuori dai luoghi comuni ma, nello stesso tempo, piena di colore, di passione e d’ironia.
La cassaforte della vittima svuotata, il suo computer sparito, una delle ballerine del locale, Irina, legata alla vittima, scomparsa. Sono gli eventi che danno inizio a una storia ricca di colpi di scena e di tradimenti, dove niente è come sembra.
Massimo Serra, vicequestore disincantato e imprevedibile, Ester Germano, affiancata da Mafalda, ex cane poliziotto spesso determinante nelle situazioni più pericolose, Giulia Brandi, Stefano Di Salvo e Mario Tasca sono la squadra del commissariato Santa Lucia. Dovranno scavare nel passato della vittima, nelle sue frequentazioni, nei traffici che si svolgevano all’interno del locale. Ben presto verranno alla luce anche i suoi rapporti con il clan gestito dal boss don Vincenzo Tartano, un latitante da tempo nel mirino del vicequestore.
Serra, per venire a capo del mistero e seguire le tracce del boss latitante, dovrà giocare una partita pericolosa, facendo leva sul suo intuito e sulle sue iniziative, anche quelle più originali e fuori dagli schemi.
Primo capitolo
L’ultima domenica di settembre
Ivan Saponara soffriva il caldo e infatti sudava. Però sorrideva, perché quando contava i soldi e li sentiva frusciare tra le dita non poteva fare a meno di sorridere. Dopo averli contati li raccoglieva ordinatamente in mazzette che bloccava con delle fascette colorate.
Il cigolìo ritmico del ventilatore a soffitto non lo infastidiva, era troppo concentrato. Certo, un climatizzatore gli avrebbe evitato di grondare sudore, ma Saponara era abitudinario. Pigro e abitudinario. Al ventilatore era affezionato e di sudare non se ne accorgeva neanche. L’unico problema erano le ragazze del locale. Quando venivano convocate in ufficio storcevano il naso, ma in fondo chi se ne frega. Erano ben pagate e potevano anche fare qualche sacrificio.
Saponara gestiva il Be Bop a Lula, un locale di lap dance. Rendeva bene, ma quelle che rendevano di più erano le attività collaterali che gestiva per conto del clan Tartano. Lo faceva in maniera molto discreta, senza dare troppo nell’occhio. Ultimamente, però, le sue esigenze erano aumentate, perché la sua ultima amante, Irina, pretendeva sempre di più. Ivan non riusciva a dirle di no, pensava a lei veramente come se fosse una specie di fidanzata e non una dipendente molto avida quale in effetti era. Stavolta aveva esagerato e aveva iniziato a taroccare i conti, fiducioso che gli uomini del clan non se ne sarebbero mai accorti. In fondo lui era un pesce piccolo. Con tutti gli affari che gestivano non si sarebbero certo messi a fare le pulci a uno come lui.
Quindi, quel tardo pomeriggio di una domenica di settembre era di buon umore. Il locale era vuoto e non aspettava nessuno. Poi suonò il citofono e il suo umore cambiò.
— Saponara, apri il portone di ‘sto locale. Che ci fai da solo? Sono venuto a farti un po’ di compagnia.
Ivan farfugliò: — Ma oggi non è giornata di pagamenti. Vi aspettavo la prossima settimana.
— Sapona’, da quando decidi tu gli incontri? Apri, non ho tempo da perdere.
Ivan Saponara, con il cuore in gola, si affrettò a riporre le mazzette di banconote in cassaforte. La visita era inaspettata e poteva significare soltanto una cosa. Guai.
L’uomo si accomodò sulla poltroncina di pelle nera di fronte alla scrivania di Ivan e lo squadrò freddamente. Saponara sudava più del solito, ma stavolta non per il caldo. L’odore acido della paura si avvertiva distintamente, ma l’uomo, seduto comodamente di fronte a lui, non sembrava farci caso. Forse era abituato.
— Sapona’, stai sbagliando. Gli errori si pagano e mo è venuto il momento di pagare.
— Vi posso spiegare, posso restituire tutto, è stato soltanto un prestito. Ho trattenuto una piccola somma. Solo in quest’ultimo periodo. L’avrei restituita tra qualche giorno, mi dovete credere. Voi mi conoscete, diteglielo a don Vincenzo. Sono anni che lavoro per lui.
L’uomo aveva un’espressione indefinibile e non si scompose. Si limitò a estrarre un’arma, appoggiandola sul bordo della scrivania.
— Vedi Ivan, questa non la voglio usare. Non la impugno neanche. Te la faccio solo vedere. Quanto ti sei tenuto dei soldi nostri? Cinquantamila euro? Adesso apri la tua bella cassaforte e me ne dai centomila. Io parlo con don Vincenzo e cerco di convincerlo che sei sempre dei nostri e che dal prossimo mese ci raddoppi la quota. Dico che ti conviene. Che ne pensi?
Ivan Saponara era pallido, il terrore però aveva lasciato spazio a un sospiro di sollievo. L’importante era cavarsela, per il momento. Avrebbe trovato il modo di far fronte agli impegni. Si alzò faticosamente e si accinse, a malincuore, ad aprire la cassaforte.