numero collana
AUTORI E RACCONTI
Giuseppe Aiassa - Delitto immaginario
Mario Antobenedetto - Oroscopo
Transito Ariza - Vernice
Marzia Astorino - Il barista
Antonella Avallone - L’incubo peggiore
Roberto Bardoni - Speed date
Marco Bertoli - Un’indagine di Dante
Piercarlo Bettini - Il confronto
Alessandra Biagini - Il codice a sei cifre
Cristina Biglia - Il giorno di caccia
Lara Bizzarri - Fate silenzio
Francesca Brancaccio - Rumori e sospiri
Vanessa Caraglio - L’enigma dell’uomo nella cascata
Gioia Casale - Via Cimitero 17
Michele Cogni - La calda notte dell’ispettore Tibberis
Nicola Commito - Corallo e perdizione
Gioia Conforti - Il lancio dei dadi
Michela De Biasio - Bella nonostante la morte
Lidia Del Gaudio - Niente viene da niente
Davide Di Finizio - La vendetta di Cirano
Davide Di Vitantonio - Avevi una fredda, bellissima voce
Marco Ernst - Ogni maledetto anniversario
Manuela Fiorini - La notte degli animali parlanti
Francesco Franceschini - Forse una cinciallegra
Sara Galeotti - Marotta. Estate 1993
Roberto Gavelli - Uno più uno
Salvatore Gelsi e Roberto Rossetti - Ercole fatica al caldo
Maria Laura Ghinassi - Un agosto bollente
Francesco Grimandi - I dettagli fanno la perfezione
Raffaella La Villa - Acque profonde
Fabrizio Malfatti - Il luogo del destino
Corrinna Mangogna - Lo faccio per te
Cristiano Montanari - Miss Nova e il volo
Luciano Montorsi - L’ultima chiamata
Bianca Nocentini - In quattordici minuti
Francesca Panzacchi e Vito Introna - L’autostoppista
Mike Papa - Falco Pellegrino
Davide Pappalardo - La ragazza di Piazza Pasini
Giovanni Maria Pedrani - La badante
Maria Rosaria Porcaro - Delitto in via De Mura
Paolo Puliti - L’ultima indagine
Donato Ruggiero - Istinto di sopravvivenza
Marco Scaldini - Mistero fiorentino per Sherlock Holmes
Marco Scaldini - La verità nascosta
Anna Serra - Colpo mancino
Sabrina Stocco - Se la nostra stessa arma fosse il cuore insegnami ad usarla
Federico Torresan - Il marchio dell’amore
Anna Maria Vignati e Rinaldo Magni - Il pranzo interrotto del brigadiere Paternò
Giulia Vittori - Reflectere
Valentina Zunino - Stregatta ci cova
2019
440
978-88-6810-379-8
16,00
Si
Dove acquistare il libro
Sinossi
Tutti i racconti finalisti della prima edizione di GialloFestival. 50 racconti di altrettanti autori italiani
L'autore
Primo capitolo
LA NOTTE DEGLI ANIMALI PARLANTI
Manuela Fiorini
— Viola, è da folli…
— Che c’è, ispettore Anderlini, teme per la sorte di uno dei suoi “uomini” migliori?
— Sto solo dicendo che andare “sotto copertura” in un luogo impervio, in mezzo alle montagne, dove sono sparite senza lasciare traccia due persone è quanto meno da incoscienti…
— Non dimenticarti che sono addestrata, sono uscita dall’Accademia con il massimo dei voti, anche nelle prove fisiche…
Il mio collega sbuffa, si tormenta un sopracciglio, poi torna a fissarmi negli occhi.
— Devi promettermi che non lo dirai a nessuno, Marco. Ufficialmente, io sono in ferie e mi sto rilassando in montagna facendo lunghe passeggiate nella natura…
— Portati un GPS… e tieni sempre acceso il cellulare… Se non ricevo un tuo messaggio alla fine di ogni giornata, fino al tuo ritorno, vuoto il sacco col capo e mando una squadra a prenderti.
— Io devo capire, Marco, lo devo a Giorgio. A sua madre che rischia di andarsene senza sapere che fine ha fatto suo figlio, e anche a quel poveraccio scomparso prima di lui.
— Viola, l’indagine è ancora aperta, e l’unica cosa che abbiamo trovato è quel paesino sperduto tra i monti, abitato da quella gente strana.
— È proprio da lì che voglio partire, voglio provare a fare una breccia in quel muro di omertà. Qualcuno deve sapere qualcosa, qualcuno deve cedere per amore della verità…
— E se non mentissero? Non abbiamo trovato tracce di Giorgio, né del cacciatore, in quel villaggio, magari non ci sono neppure passati e, lasciatelo dire, quando avremo smesso di cercarli, per caso qualcuno troverà i loro resti durante un’escursione “fuori pista”.
— Non ti facevo così rinunciatario, Marco, sei o non sei un poliziotto?
— Cerco di essere realista, Viola. I Ris, i droni, i cani molecolari non hanno trovato nessuna traccia di Giorgio, anzi, sono letteralmente impazziti tra quelle montagne, sembrava che avessero perso completamente l’orientamento. Ti confesso che ho provato una sensazione di disagio… di pericolo.
— Forse hanno solo sentito l’odore dei lupi, o di qualche cinghiale…
— Sono cani addestrati…
— Guardi troppe serie TV horror, Marco, e sei ansioso. Comunque, ti prometto che farò attenzione. E… per gli altri, da domani sono ufficialmente in ferie.
— Stai attenta, ispettore Bellini…
****
Le indagini sulla scomparsa dell’ispettore Giorgio Ragazzi, uno dei nostri colleghi più in gamba, stanno procedendo a rilento. Forse perché Giorgio aveva votato la sua vita al lavoro e non aveva una famiglia, a parte una madre anziana con la testa persa nell’oblio dell’Alzheimer. Giorgio stava indagando sulla scomparsa di un certo Antonio Valneri, un cacciatore di 70 anni che si era avventurato in una zona impervia della montagna, lasciando i sentieri segnalati per inseguire qualche cinghiale o qualche daino… Quando la famiglia di Valneri aveva lasciato l’allarme perché il loro congiunto non era tornato a casa, erano subito scattate le ricerche. Anche per Valneri erano stati attivati i droni, i cani molecolari e persino i sommozzatori per passare al setaccio un piccolo specchio d’acqua. Nulla, scomparso nel nulla… Come Giorgio, esattamente un anno dopo, lui che, testardo come me, aveva deciso di indagare da solo, recitando il ruolo di un’escursionista che aveva perso la strada maestra. Ma anche lui, come il cacciatore, non aveva più fatto ritorno. E nessuno, della manciata di abitanti dell’unico, sperduto, villaggio fuori dal mondo, aveva visto o sentito niente. Io mi sono rotta di non sapere che fine hanno fatto due persone, a un anno esatto di distanza l’una dall’altra, soprattutto quando una di loro è un collega che, nonostante il suo carattere chiuso, avevo appena cominciato a conoscere e ad apprezzare.
Così, eccomi qui, zaino in spalla, scarponi ai piedi, ad arrancare sui sentieri di montagna, con direzione quella manciata di case dove si sono perse le tracce di Antonio Valneri e dell’ispettore Giorgio Ragazzi. Le vedo da lontano: un borgo di pietra arroccato a una parete di rocce aguzze, saranno dieci case, forse meno. Se non avessi riletto i dossier delle indagini, avrei faticato a trovarle. Mi chiedo come possano esserci ancora posti così sperduti, tagliati fuori dal mondo, nel ventunesimo secolo. A mano a mano che mi avvicino, scruto i profili delle case, non ci sono parabole, né tantomeno antenne della televisione… mi chiedo se questa gente non appartenga a una di quelle sette che abborrano la civiltà e la tecnologia in nome di un ritorno al passato. È quasi il tramonto… prima di inoltrarmi nel villaggio, mando un sms al mio collega Marco: “Arrivata sul posto, tutto bene… inizio a indagare”.
“Sii prudente, ispettore Bellini… non rischiare, se fiuti il pericolo, chiama i rinforzi…”
Mi incammino per le strade di quel borgo di pietra dimenticato da Dio. Dalle stalle provengono i muggiti delle mucche e il nitrito di qualche cavallo. Al mio passaggio, percepisco fruscii, rumori di scuri che si schiudono giusto quel poco per consentire alla curiosità di uscire. Non c’è un bar, non ci sono auto… non parliamo poi di alberghi o locande per passare la notte. Meno male che mi sono portata una tenda e un sacco a pelo. Siamo a giugno, ma quassù le temperature di notte possono scendere anche di parecchio. Sento addosso gli sguardi di sconosciuti nascosti dietro a porte di legno e finestre dai vetri sottili. Nessuno, però, mi si è ancora fatto incontro per capire che cosa ci faccio lì. Alla fine, decido di prendere io l’iniziativa. Busso a una porta, perché qui non ci sono nemmeno i campanelli e, sospetto, nemmeno l’elettricità.
Un viso antico di donna spunta dalla fessura dell’uscio appena aperto, mentre, all’interno, si intravede una luce soffusa, generata da una candela o da una lampada a olio.
— Mi scusi, stavo facendo un’escursione e mi sono persa, il mio GPS ha smesso di funzionare e questo borgo è l’unico centro abitato che ho incontrato… saprebbe indicarmi un luogo dove posso passare la notte?
La donna mi guarda con sospetto. Alle sue spalle spunta un uomo, probabilmente suo marito, che apre del tutto la porta e mi squadra con occhi ferini.
— Qui non abbiamo né alberghi né locande… e nessuno offre ospitalità agli stranieri…
— Ho una tenda… e un sacco a pelo. Mi accontento anche di un cortile o di un portico…
— Noi non abbiamo nemmeno quello… — i due si scambiano uno sguardo tra l’impaurito e l’infastidito, — ma provi due case più in là… forse potranno farle montare la tenda nel fienile.
Ringrazio e proseguo. Devo ammettere che queste persone hanno qualcosa di inquietante, quando penso allo sguardo di quel tizio mi sento gelare il sangue.
Busso a un’altra porta, anche questa senza campanello. Questa volta mi faccio forza ed esordisco dicendo di avere avuto l’indicazione per “un fienile” dal tizio di prima.
Questa volta si affaccia un uomo sulla cinquantina, magro e dal viso allungato, i capelli in disordine. Anche lui mi guarda con sospetto, poi mi indica il fienile: — Può piantare la sua tenda là… ma domani gradiremmo che lei se ne andasse. Non ci piacciono gli stranieri, qui…
Questo lo avevo capito. Non ho mai avuto un’accoglienza peggiore in tutta la mia vita. Credo proprio che da queste persone non otterrò nessuna informazione. Con la mano destra tasto la tasca esterna dello zaino, dove ho riposto la pistola d’ordinanza, un gesto istintivo e automatico, che in questo frangente mi fa sentire più sicura. Poco dopo, nella tenda montata nel fienile, mi avvolgo nel sacco a pelo, accendo la torcia e comincio a leggere il fascicolo sulla scomparsa del cacciatore Valneri. Forse, Marco ha ragione, potrebbe non essere passato mai di qui, e nemmeno Giorgio. E, se anche ci fossero passati, di sicuro non si sono fermati per molto, data l’ospitalità degli abitanti di questo posto.
****
Un rumore di passi mi fa sussultare. D’istinto, porto la mano alla tasca dove è riposta la pistola. Con la torcia faccio luce nella direzione da dove proviene il rumore.
— Non volevo spaventarti… — mi dice una voce giovanile. — Ti ho portano un po’ di pane e formaggio. Devi avere fame…
Il ragazzo ha gli occhi scuri e allungati, una zazzera di capelli mossi e incolti, le fossette sulle guance e un sorriso che mette in mostra un paio di canini bianchi e appuntiti.
— Jonah, piacere… — si presenta, — posso farti compagnia?
— Io sono Viola, prego, accomodati. Sei l’unica persona gentile che ho incontrato oggi…
— Non siamo molto ospitali qui… soprattutto con gli stranieri… e con chi vuole andarsene…
Mi guarda allusivo. Forse, è la mia occasione…
— Perché siete così… chiusi al resto del mondo? Voglio dire, credete forse in qualche religione particolare?
Lui si fa una gran risata: — Non sei un’escursionista che si è persa, vero? Esattamente come non lo era quell’altro.
Mi sento raggelare.
— Si vedeva lontano un miglio che era un poliziotto — mi fissa ancora con quegli occhi pungenti e allusivi. — Dammi retta. Domattina, prima dell’alba, fai su le tende e vattene prima che puoi. Si avvicina la notte del Solstizio, l’unica in cui la presenza di uno straniero potrebbe venire apprezzata, da queste parti. Io, però, non ti ho detto niente…
— Jonah, tu mi sembri diverso… perché non te ne vai da questo posto dimenticato da Dio…
— Credi che sia possibile? Che non ci abbia provato? Non posso. Se i miei sapessero che leggo dei libri, sarebbero guai…
Sono sempre più convinta che questa gente faccia parte di una setta. E probabilmente Giorgio aveva scoperto qualcosa che non doveva scoprire.
— Voglio fidarmi di te, Jonah. Ebbene sì, sono un poliziotto, l’ispettore Viola Bellini. E sto cercando il mio collega, Giorgio Ragazzi. Se mi dai informazioni utili, ti prometto che non farò mai il tuo nome. E se sei trattenuto qui contro la tua volontà, farò in modo che tu possa lasciare queste quattro pietre, studiare, vivere come tutti i tuoi coetanei…
Per un attimo, un guizzo balena nei suoi occhi metallici.
— Quell’uomo era arrivato qui chiedendo di quel vecchio, il cacciatore. Era insistente, faceva domande, dava fastidio. E, esattamente come era accaduto l’anno prima, anche lui, come il cacciatore, era arrivato qui nel periodo del Solstizio.
— È la seconda volta che lo nomini. Per gli abitanti di questo villaggio ha forse un significato particolare il Solstizio?
— Qui la chiamiamo “la notte degli animali parlanti”.
Nel suo sguardo ora c’è un lampo di malvagità.
****
Cala un silenzio glaciale, interrotto solo dallo squittio di un topo. Fulmineo, Jonah lo afferra e gli stacca la testa con un morso deciso.
Inorridisco, cerco la pistola, ma il mio zaino ora è alle spalle di Jonah.
— La notte degli animali parlanti sarà tra due giorni — continua mentre il sangue del topo gli cola dagli angoli della bocca. — Ah, dimenticavo, qui il tuo cellulare non prende, e neppure il GPS o qualsiasi stramba tecnologia moderna tu abbia portato con te…
Lui si pulisce dal sangue del topo con una manica e torna a fissarmi con occhi ferini e malvagi. — Però mi piaci, Viola, e voglio raccontarti una storia…
Jonah si mette comodo, la luce gli illumina la leggera peluria rossiccia che ha sul viso.
— Gli antenati degli abitanti di questo villaggio arrivarono qui nei Seicento; all’epoca c’erano solo boschi e rocce, ma decisero comunque di fermarsi. Quello che non sapevano è che nelle grotte situate qui vicino c’era la dimora di una strega, rifugiatasi quassù per poter compiere indisturbata i suoi malefici e i suoi amplessi con il demonio…
— Andiamo, Jonah, non crederai che…
— Lascia che ti racconti tutta la storia, perché è una bella storia... — mi sorride sardonico.
— Per molti mesi gli abitanti del villaggio non si accorsero della strega, né la loro presenza dava fastidio a lei. Finché, durante una battuta di caccia, uno dei nostri antenati uccise una civetta. Ebbene, non si trattava di un semplice, piccolo rapace, ma del “famiglio” della strega che, straziata dal dolore e dalla rabbia, lanciò sugli abitanti del villaggio e su tutta la loro discendenza una maledizione: nella notte del Solstizio, si sarebbero trasformati tutti in animali. Solo un sacrificio umano poteva sospendere la maledizione e impedire che rimanessero animali per sempre… ma la maledizione si rinnovava ogni anno. Per questo, nei secoli, il villaggio è rimasto isolato, lontano dal resto del mondo e della tecnologia. E tu capisci che, per non sacrificare qualcuno di noi durante la “notte degli animali parlanti”, preferiamo offrire alla strega uno sconosciuto.
— Bella storia, inquietante, ma affascinante, non c’è dubbio..
Faccio per alzarmi, ma Jonah mi spinge a sedere.
— Non ti chiedi perché te l’abbia raccontata? Perché so che non la racconterai a nessun altro. E sparirai nel nulla, esattamente come il tuo amico e il vecchio con la doppietta…
— Li avete uccisi…
— Offerti… se ti suona meglio. E, se ti può consolare, non sono morti, sono solo… cambiati.
— Siete pazzi…
Mi lancio contro Jonah con tutta la forza che ho in corpo per riappropriarmi del mio zaino, ma alle sue spalle compaiono gli altri abitanti del villaggio. Uomini, donne, ragazzi, tutti con lo stesso sguardo ferino.
— Peccato, ispettore Viola Bellini, mi eri simpatica. E per un attimo, ho accarezzato davvero l’idea di poter vivere una vita diversa, di studiare, leggere, mettere a frutto il mio acume… Ma se mi allontanassi da qui, sarei solo una piccola, inutile volpe, che finirebbe schiacciata da una delle vostre auto, oppure passerebbe i suoi giorni a nascondersi o in qualche centro di recupero di animali selvatici…
****
I polsi stretti dalla corda mi fanno male, i nodi alle caviglie sono talmente stretti da non poter muovere le gambe. Mi è stato portato via tutto. Due volte al giorno, Jonah entra nel fienile per portarmi un po’ di cibo. — Porta pazienza, “la notte degli animali parlanti” sarà domani.
— Come mi farete fuori? — chiedo sfidandolo con lo sguardo. Non gli darò la soddisfazione di avere paura.
— Te l’ho già detto. Non ti uccideremo. Cambierai, con la mediazione del fuoco…
— Bruciata viva, mi pare coerente con tutta la storia della strega… E di me non rimarrà traccia, esattamente come Antonio Valneri e Giorgio…
Jonah mi sorride. — Vedrai, non sarà così…
Il mio ultimo giorno di vita si sta per concludere. Ieri però non ho mandato il messaggio a Marco: so che un giorno è troppo poco, ma confido nella sua ansia e nel fatto che riesca a trovare questo posto dimenticato da Dio e dall’uomo, dove i cellulari non prendono e i GPS non funzionano. Il tempo non è dalla mia parte…
Jonah entra nel fienile. È particolarmente allegro. — Tieni, bevi questo, ti rilasserà…
— Che cos’è?
— Niente di strano — mi dice portandosi la tazza alla bocca e bevendone un sorso. — Nessun veleno, vedi? È solo una tisana.
Ho sete, sono stanca e… sto per morire. Lui mi avvicina il recipiente alle labbra e io bevo avidamente. Poco dopo, la vista mi si annebbia…
— Bastardo, avevi detto che…
— Per noi non ha effetto… — mi dice mentre altri uomini del villaggio entrano nel fienile e mi sollevano di peso.
****
Davanti a me c’è una specie di altare fatto di rami, foglie, bacche. Vengo portata al centro di un girotondo di fiaccole. Nello stato alterato causato dalla droga intravedo volti grotteschi, non più umani, forme che mutano, parole che si fanno versi gutturali, latrati, stridii… è dunque così che è morto Giorgio… In quell’innaturale dormiveglia sento un rumore di tamburi, flauti antichi… Alle mie spalle, il fuoco danza con loro…
A un tratto, un ululato fortissimo sovrasta i rumori del rito del sacrificio. Ne segue un altro, sempre più vicino. È questa la bestia che mi divorerà? O morirò bruciata sulla pira?
Dal bosco spunta un grosso animale, non riesco a capire che cosa sia. Con balzo ferino si avventa sulla gola dell’uomo alla mia destra. Alle sue spalle, spuntano altri animali, lupi, forse… C’è confusione attorno a me, non riesco a capire che cosa stia succedendo. La musica tace, ora risuonano le urla. Sono priva di forze, sento sul corpo l’umidità del terreno e un odore ferino, selvatico, ma c’è anche una nota dolce, quasi umana… Prima di perdere i sensi, mi pare di vedere un’enorme sagoma scura tra me e i miei carnefici. La bestia si volta verso di me, i miei occhi fissano i suoi, sono chiari, come quelli di… Giorgio? Le forze mi abbandonano…
****
— Viola… Viola apri gli occhi… sono Marco…
— Marco… dove...?
— Brava, così… tra poco arriveranno i soccorsi…
Mi riapproprio della mia lucidità.
— Come mi hai trovata?
— Non mi hai mandato il messaggio, e per due giorni non è stato possibile geolocalizzarti. Ho pensato che potevi essere in pericolo, così ho “vuotato il sacco” con il capo che ha acconsentito ad avvertire il Soccorso Alpino. Poi, finalmente, il segnale è tornato. Abbiamo trovato il tuo zaino tra quelle rocce… i cani ti hanno “fiutata” e sono partiti verso questo dirupo. Hai una caviglia slogata e molti graffi e una commozione cerebrale probabilmente, che ti ha fatto perdere i sensi…
— No, Marco, ascoltami… sono stati quelli del villaggio. Hanno ucciso Giorgio e anche il cacciatore. Li hanno “sacrificati” per fermare una specie di maledizione che dura da secoli…
— Se ti sentissi, Viola… stai dicendo un mucchio di scemenze… giuro che te le ripeterò fino alla nausea appena sarai nelle condizioni di scherzarci sopra.
— Marco, sono serissima… laggiù, sotto a quella parete montuosa, c’è un gruppo di case di pietra, le stesse dove era arrivato anche Giorgio…
— Viola, ti sbagli, laggiù non c’è nessun villaggio, solo grotte, boschi e dirupi. Questa non è nemmeno la zona dove è scomparso, me lo ricordo bene, c’ero anche io nella squadra che ha effettuato le ricerche… era sul versante opposto. Devi aver sbagliato strada e sei finita qui. Per fortuna il GPS ha ripreso a funzionare…
— No, Marco, ascoltami…
Mentre gli uomini del soccorso mi legano a una barella, davanti ai miei occhi scorrono le immagini di quelle persone dai volti… bestiali. Passiamo sotto alla parete rocciosa… solo grotte, una vegetazione fittissima… In lontananza, un ululato fortissimo risuona nel silenzio. Mi sento addosso decine di occhi… un grosso topo ci taglia la strada e mi guarda con odio, una piccola poiana sorvola i soccorritori, una lepre mi fissa come se mi portasse rancore, prima di sparire nel bosco… una volpe mi segue con uno sguardo familiare dal suo nascondiglio… piccoli particolari che sfuggono a tutti, ma non a me.
“L’offerta deve essere fatta nella notte degli animali parlanti, o rimarremo animali per sempre… Ma non morirai, cambierai soltanto…”: le parole di Jonah continuano a risuonarmi nella mente mentre, da lontano, continua a risuonare l’ululato del lupo.