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numero collana


AUTORI E RACCONTI

Marzia Accardo - Il debito
Giuseppe Aiassa - Gli ultimi cinque secondi
Graziano Aldrovandi - Jet set
Paolo Barletta - La linea del cipresso
William Bavone - Ucciderti
Marco Bertoli - Giustizia per un impiccato
Francesco Bonvicini - Diecimila lire sono alla base di tutto
Franco Bruno - Un compleanno indimenticabile
Giulio Bruno - La formula dell’ovvio
Stefano Cambò - Coulrofobia
Daria Camillucci - Ti mangerei di baci
Chiara Campia - L’angolo
Elisabetta Casagli - Il panettone di Marietta
Andrea Cavallini - La serenata delle zanzare
Anna Cavazzini - Concorrenza sleale
Ciro De Simone - Uno scarto minimo
Marco Ernst - L’ultimo favore
Annalisa Farinello - La baita
Pietro Furlotti - Un gioco da ragazzi
Silvia Gaspari - Acta est fabula
Barbara Ghedini - Girotondo di sangue
Serena Lavezzi - Quindici ore
Silvia Luppi - Storia di un abuso fra finzione e realtà
Loredana Manciati - Ugo e la rossa
Claudio Marsella - Il giudizio finale
Laura Mazzucato - Le deduzioni del signor Anselmo
Wilma Nicola - La casa del mostro
Francesca Panzacchi - Il mandante
Francesca Panzacchi& Vito Introna - L’orso
Mike Papa - Gay pride
Giovanni Maria Pedrani - L’intoccabile
Rosaria Porcaro - La trappola di Jole
Paolo Puliti - Il conto della serva
Marco Radi - Mab 38
Roberto Rapastella - Il gatto nero
Roberto Rapastella - Parassiti
Tatiana Repina - Fiore di zafferano
Donato Ruggiero - Onora il padre e la madre
Giovanni Ruggiero - Anonimo e laterale
Valentino Sani - La morte sulle labbra
Nicolina Scalzo - Scacco al re
Clara Scarsi - Una sciarpa di troppo
Fabio Simiani - Una vista mozzafiato
Ellery Sueen - Recensione per un morto
Alferio Spagnuolo - Nel paese delle meraviglie
Serena Tirapani - La notte che ti è fredda
Mauro Tordone - Il macinino del caffè
Raffaele Totaro - Christian Boldi, investigatore privato
Francesca Vernazza - Mondi paralleli
IrynaVolynets - Le bestie

2020

454

978-88-6810-429-0

16,00

Si


Dove acquistare il libro

Sinossi

Tutti i racconti finalisti della seconda edizione di GialloFestival. 50 racconti di altrettanti autori italiani.

L'autore

Primo capitolo

RECENSIONE PER UN MORTO
Ellery Sueen

“NON TE LO STO CHIEDENDO! SE ENTRO DOMANI SERA NON RICEVERÒ L’ARTICOLO FARÒ IN MODO CHE TU NON POSSA PIÙ SCRIVERE NEANCHE I CRUCIVERBA IN BAGNO!”
Manfredo Zoppelli, critico gastronomico di fama internazionale, ricco sfondato, preda ambita di tutte le single del pianeta, questa volta rischiava di mandare tutto a quel paese perché non voleva scrivere quella recensione.
Erano le 11 del mattino e la giornata era già rovinata da quello squalo del direttore che se ne fregava di chi fosse o di quanto fosse famoso: pensava che Zoppelli fosse una sua creatura, oltre che una sua proprietà, nonostante la sua rivista avesse fatto il salto di qualità proprio dopo che Manfredo si era deciso a collaborare con lui.
Quell’uomo lo infastidiva: Ugo Rej era quanto di peggio l’umanità potesse partorire. Maleducato, volgare, supponente, senza nessun rispetto per il resto del mondo… tuttavia, non si capisce per quale motivo, riusciva sempre a ottenere quello che voleva. Sembrava fosse in possesso di informazioni su tutto e tutti, informazioni che utilizzava continuamente per ottenere favori e per raggiungere i suoi poco chiari intenti.
Il messaggio era arrivato la sera prima mentre era ospite di un varietà TV, ma non gli aveva dato peso.
Rassegnato a mettersi al lavoro per quella ridicola recensione che gli era stata imposta, si mise controvoglia davanti al PC, deciso a finire prima di pranzo. Ricercò il sito del ristorante su cui doveva scrivere per farsi venire qualche idea, ma si interruppe vedendo aprirsi la porta del loft. L’istinto fu quello di nascondersi, ma, quando si accorse di essere presentabile, si rilassò e sfoderò uno dei suoi migliori sorrisi.
— Ciao zietta! Come va oggi?
— Non fare tutte queste moine con me! Ti ho visto ieri sera in TV assieme a tutte quelle donnacce NUDE!
Zia Nerina: cinquanta chili scarsi di bigotta, una forza della natura, che considerava ogni donna con la gonna sopra al ginocchio, spesso anche sotto, e anche un solo bottone della camicetta slacciato, come una donna di strada. Figuriamoci quelle che la camicetta non la portavano proprio…
— …Ma zietta, lo sai che in televisione le fanno vestire in quel modo perché devono ballare...
— BALLARE? Quelle non sanno neanche cosa vuol dire ballare! Ne conoscono solo uno di ballo e sicuramente ti piacciono tanto per quello!
— Dai, non esagerare, non le conoscevo neanche!
— Non le conoscevi? E allora perché eri sempre in mezzo a loro e ti divertivi a fartele sedere sulle gambe?
La guerra con zia Nerina era persa in partenza, ma la vegliarda gli teneva il grande appartamento sempre in ordine, gli preparava la colazione e, soprattutto, le voleva un bene dell’anima. Unica nota negativa, quando portava a casa un’amica doveva stare attento a non farsi sentire, altrimenti rischiava scenate imbarazzanti se la malcapitata non era vestita come Rossella O’Hara o la principessa Sissi.
— Lo sai zietta che in televisione non è vero quello che si vede. Non conosco nessuna di quelle ballerine. Posso prepararti il caffè?
— Il caffè va bevuto a colazione al mattino, non prima di pranzo! Ti ho portato un po’ di crostata che ho fatto ieri sera. Stai lavorando?
— Sì, sto scrivendo un articolo per il giornale. Lo devo finire in mattinata.
— Allora ti lascio continuare. Quando ti troverai una bella ragazza da sposare?
— Presto zietta, te lo prometto, sarai la prima a saperlo!
— Guarda che anche il nipote di Bertozzi si è sposato. C’è stato ieri il matrimonio con la figlia di un pezzo grosso di Maranello. La mia amica Iside mi ha detto che i Bertozzi fanno gli snob adesso che si sentono elevati socialmente e di qui hanno invitato solo i Casadio e i Nanni e sempre la Iside ha saputo che il figlio di Casadio ha bevuto parecchio mettendo i Bertozzi in imbarazzo e che alcuni se ne sono andati prima della torta. Ben gli sta a quei due. Lei ormai cammina che par l’haingulè e’ sciadur! E poi senti l’altra…
— Zia?
— Sì, sì ho capito. Vado.
Quando zia Nerina uscì, provò a rimettersi al PC, ma, appena seduto, il cellulare iniziò a squillare. Era Giada, la pierre della rivista.
— Manfredo? Hai sentito cosa è successo? Stamane Rej è stato trovato impiccato nel suo ufficio.
— Mi prendi in giro?
— No. L’hanno trovato gli addetti alle pulizie che hanno allertato subito le guardie. La polizia è arrivata da poco e ha stabilito che si tratta di suicidio.
— Suicidio? Ma stai scherzando? Rej che si suicida? Ma per favore! Sai quanti nemici aveva? Solo l’altro ieri ha litigato con tutto il consiglio di redazione, da quello che mi ha riferito la segretaria: il Nanni è quasi arrivato alle mani, Luzzigli ha urlato che prima o poi gliel’avrebbe fatta pagare e la Pini è arrivata a minacciarlo di morte per averle tolto la direzione della cronaca rosa.
— Adesso ti lascio, perché mi chiamano. Ti aggiorno.
Manfredo rimase a fissare il cellulare, mentre assorbiva la portata della notizia appena ricevuta. Non si capacitava proprio del fatto che un uomo così cinico e spietato, sul lavoro come nella vita personale, potesse arrivare a un gesto estremo come il suicidio. Non provava dispiacere per la persona in sé, ma la morte di un uomo, peraltro conosciuto, lo lasciava sempre turbato.
Fissando il PC, rimase un istante indeciso sul da farsi: serviva ancora la sua recensione? Forse l’uscita della rivista sarebbe stata rinviata, senza un direttore. In realtà Luzzi, come vicedirettore, non avrebbe esitato a utilizzare la notizia per uscire con un numero speciale e sfruttare l’avvenimento a proprio vantaggio, per cui, pur controvoglia, portò a termine il lavoro.
Nel tardo pomeriggio, nonostante il caldo torrido fosse arrivato anche sui colli romagnoli, decise di affrontare l’asfalto afoso per raggiungere la birreria dell’appuntamento con Ferdenzi, ispettore alla mobile e amico d’infanzia con cui condivideva serate e tempo libero appena ne aveva l’occasione.
Quando arrivò, Ferdenzi lo trovò già alla seconda Guinness.
— Scusa per il ritardo.
— Di niente, io mi sono portato avanti. Una rossa per te?
— Come al solito. Ordiniamo anche qualcosa da mangiare, sono a stomaco vuoto da stamattina per uno che si è impiccato, un pezzo grosso che solleverà un gran polverone negli ambienti snob.
— Parli di Rej?
— Tu come fai a saperlo? È già uscito qualcosa online?
— Io lavoro anche per il suo giornale e stamattina mi ha chiamato Giada, la pierre, per avvisarmi.
— Brutto spettacolo! Non riesco ancora a togliermelo dalla testa. Il suicidio per impiccagione è sempre atroce.
— Ma siete sicuri si tratti di suicidio?
— Non sembra ci siano altre possibilità: era appeso a una trave del soffitto con una prolunga elettrica, la sedia era rovesciata e gli addetti alle pulizie hanno detto di aver aperto la porta dell’ufficio con la loro chiave, come ogni domenica mattina. La morte è probabile sia avvenuta intorno a mezzanotte, secondo quanto ipotizzato dal medico del 118.
— Non riesco a crederci: lo conoscevo bene e uno stronzo simile si piaceva troppo per poter pensare al suicidio.
— Guarda che non c’è motivo per sospettare qualcosa di diverso.
— No, ti dico che è impossibile. Cercate qualcosa, vedrai che ho ragione.
— Mi stai convincendo, visto che la moglie ha richiesto l’autopsia. Pensavo fosse semplicemente il vaneggiamento di una donna isterica e sconvolta. Chi altri ha le chiavi del suo ufficio?
— Non saprei, io mando i miei articoli via mail e non passo mai in redazione. Chiederò a Giada.
Terminata la cena, Manfredo tornò a casa e, nonostante l’ora tarda, decise di telefonare alla pierre. Giada, pur ricordandogli che ora fosse e fingendosi scocciata per il disturbo, gli fornì le informazioni di cui aveva bisogno. Le chiavi dell’ufficio le avevano, oltre a Rej e agli addetti alle pulizie, gli altri tre membri del consiglio di redazione, che erano proprio coloro che l’avevano minacciato. Sembrava, però, che tutti avessero un alibi per la sera prima: la Pini era partita per le ferie appena dopo la riunione, Nanni era andato a un matrimonio nel modenese e Luzzi era in trasferta per l’anticipo della partita del Bologna. In definitiva si trovavano tutti a diversi chilometri di distanza.
Quella notte faticò a prendere sonno, assillato da tutte le possibili implicazioni, se, come sospettava, non era Rej il responsabile della propria morte. Tutti, lui compreso, avevano litigato almeno una volta con quell’uomo e lo avevano minacciato nella foga della discussione, anche in modo violento. Con Rej era la prassi! Ma chi poteva avere un motivo tale da arrivare a ucciderlo?
Alcuni giorni dopo Ferdenzi gli diede appuntamento al solito locale per metterlo al corrente su quanto aveva scoperto nel frattempo.
— Zoppelli, sei il solito sospettoso malato, vedi misteri ovunque, ma questa volta avevi proprio ragione!
— Non solo questa volta! Ho sempre ragione e anche adesso ti tocca offrire la birra! Spara!
— Ti ho chiamato appena ho ricevuto la telefonata del medico legale: il tuo amico è stato prima strangolato con le mani e poi appeso al soffitto. I segni sul collo non lasciano dubbi, ma domani sarà pronto il referto completo e vedremo se c’è altro. Hai dei sospetti su chi poteva volerlo morto?
— Ogni persona che lo conosceva avrebbe voluto, ma da qui a ucciderlo… Posso dirti solo che gli unici ad avere le chiavi dell’ufficio sono gli altri tre componenti del consiglio di redazione: Luzzi, la Pini e Nanni.
— Sai dirmi qualcosa di più?
— Avevano tutti litigato violentemente con Rej durante il consiglio di venerdì: la Pini era furibonda perché le era stata tolta la cronaca rosa per darla alla neolaureata assunta da poco, peraltro bionda e formosa, Luzzi era in disaccordo con le sue decisioni e penso ambisse da sempre a scalzarlo dalla direzione e Nanni non lo sopportava e non si preoccupava di nasconderlo; si dice inoltre che la moglie avesse una storia proprio col capo. Da quello che mi ha detto Giada, sembra che tutti e tre fossero fuori città.
— Domani li convocherò per verificare e ti farò sapere. Ma per quanto ti riguarda? – Ferdenzi sorrise e proseguì dopo un sorso di birra, — Dov’eri sabato sera? Hai un alibi?
— Sono passato un momento in redazione a consegnare un articolo e, già che ero lì, ne ho approfittato per uccidere il mio capo. Sapessi che fatica attaccarlo al soffitto!
— Peccato che la tua testimonianza non regga. Sei stato visto in TV circondato da gallinelle, come il re di un pollaio.
— Ti prego, non fare come mia zia!
— A proposito? Come sta la Nerina?
— Fin troppo bene. Stressa più del solito con il matrimonio e ogni volta che si sposa qualcuno me la tira per le lunghe sul fatto che dovrei farlo anch’io.
I due amici si lasciarono con l’accordo di sentirsi per qualunque aggiornamento.
Ferdenzi non perse tempo e dopo due giorni era già in grado di ragguagliare l’amico sulle verifiche fatte riguardo a dove si trovavano i colleghi al momento del delitto e sul referto del medico legale.
Il poliziotto, dietro invito dell’amico, si presentò a casa Zoppelli all’ora di cena con una bottiglia di vino sicuramente all’altezza della cucina stellata di Manfredo, pur sapendo che sarebbe stato comunque redarguito con la solita lezione dell’esperto: il vino lo decide lo chef e non l’invitato, è un dogma! Questo siparietto si ripeteva a ogni cena a casa del critico.
I menù di Manfredo erano sempre un’estasi sensoriale per palato, occhi e olfatto. Anche questa volta aveva superato se stesso: prosciutto d’oca affumicato con salsa di ciliegie su un letto di valeriana e mandorle tostate come antipasto, risottino alle erbe aromatiche con pecorino di fossa e pere caramellate e a seguire petto d’anatra glassato al miele e spezie con contorno di punte d’asparagi selvatici, mele e porcini.
Nel corso della cena Ferdenzi aggiornò l’amico sugli alibi dei tre sospettati. La Pini aveva passato la sera di sabato con la figlia a una sfilata di moda a Milano Marittima, a cui era seguito un rinfresco conclusosi alle due di notte. Luzzi aveva preso un aereo per Roma per seguire Lazio-Bologna ed era rientrato il lunedì. Nanni era con la moglie a un matrimonio a Maranello durato fino a notte fonda.
Passarono al dolce, una squisita bavarese allo yogurt con coulis di mango e fave di cacao accompagnata da un bicchiere di Sciacchetrà delle colline di Levanto.
Tra un sorso di passito e un cucchiaio di dessert lessero il rapporto del medico legale. La morte era avvenuta tra le 23 di sabato e le 2 di domenica. Sul collo erano presenti ecchimosi, a testimonianza di uno strangolamento operato con le mani. I segni lasciati dal cavo usato per l’impiccagione erano sicuramente post mortem. Sulle braccia lividi e chiari segni di una colluttazione. Nello stomaco solo caffè, ma in bocca era stato trovato un chicco di riso.
Ferdenzi non aveva ancora completato il resoconto dell’autopsia, quando entrò zia Nerina con un vassoio di pesche dolci e l’aria innocente di chi si ritrova a passare per caso, apparentemente ignara del fatto che il nipote avesse ospiti a cena.
— Oh, scusatemi tanto! Manfredo, non sapevo tu fossi in compagnia. Lascio solo i dolci e tolgo il disturbo. O forse volete un caffettino?
Ferdenzi, conoscendo da tempo la zia dell’amico e la sua spiccata curiosità, accettò volentieri il caffè, sicuro di farla contenta.
Manfredo riprese il discorso interrotto dall’arrivo della zia.
— Quindi dicevi? Un chicco di riso? Che strano… Cotto o crudo?
— Crudo. Una vera stranezza.
Zoppelli tacque, colto all’improvviso dal ricordo di qualcosa detto giorni addietro dalla zia, che gli sembrava fosse importante in quel momento.
— Zia? Cosa dicevi giorni fa del matrimonio di Bertozzi? Parlavi di qualcuno andato via prima…
— Sicuro! — rispose prontamente Nerina. — Uno smacco per quella snob con la puzza sotto il naso. Gente che lascia il matrimonio prima della torta… per non parlare del giovane Casadio ubriaco…
— Zia, lascia perdere l’ubriaco, sai dirmi chi ha lasciato in anticipo la festa?
— Ah, da quello che mi ha detto la Iside, i Nanni prima hanno litigato e poi se ne sono andati che la cena era appena iniziata. Pensa che lui le ha dato della donnaccia davanti a tutti!
Ferdenzi si alzò, raggiunse la vecchietta e le diede un bacio sulla guancia.
— Come le voglio bene zia Nerina! E cosa si fa a un matrimonio finita la messa?
— Beh, è normale: si lancia il riso agli sposini! Anche al matrimonio della Berti mi era finito riso dappertutto, nel vestito, sui capelli, anche…, beh non posso dirlo. E comunque sto aspettando ancora che si sposi questo disgraziato per poterlo vedere finalmente sistemato con una brava ragazza e non con quelle svergognate…
Ma i due amici non l’ascoltavano più, con uno sguardo d’intesa brindarono alla felice intuizione, confermata in seguito dalla confessione del Nanni dopo ore di interrogatorio. La sera del matrimonio aveva avuto certezza del tradimento della moglie con Rej, si era così precipitato da lui in redazione per un confronto e in un attacco di gelosia aveva strangolato il rivale.
Nanni fu veramente sfortunato: quel minuscolo chicco di riso caduto dai suoi capelli in bocca alla vittima lo aveva tradito.