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numero collana


È una casa tanto bella quanto lugubre, apparentemente disabitata e in rovina. «Sei sicuro Giacomo che questo sia l’indirizzo giusto?» Anche lui è rimasto impietrito di fronte all’abitazione, una costruzione gotica contornata da un ampio giardino che non vede manutenzione dai tempi della seconda guerra mondiale. Persino il cielo sembra essersi adeguato, facendo arrivare nuvoloni neri dove prima splendeva il sole. Sono forse lampi quelli che si vedono dietro al tetto spiovente?

2022

245

978-88-6810-522-8

15,00

Si


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Sinossi

Una nuova indagine dell’investigatrice Stella Spada, anche qui affiancata dallo stagista Giacomo. È scomparsa una donna, da molti anni ormai, e il marito, da tutti creduto il responsabile, vuole riabilitarsi, pertanto chiede a Stella di indagare sulla sorte della sua povera moglie. L’agenzia investigativa ha altri casi da seguire, come quello della strana signora Lelia Crispi che sta cercando di ritrovare un oggetto, ancora più strano di lei. Tanti i personaggi coinvolti nelle indagini, a due e quattro zampe, vivi e non, e una bella storia d’amore. Stella si impegna ancora a continuare il suo processo di cambiamento, a modo suo.

L'autore

Primo capitolo

BUIO

Riemergo da uno stato confuso, forse un sogno.
Avevo perso il contatto con il mio corpo e la mia mente e ora a poco a poco lo sto recuperando. Questo fatto non mi porta sollievo, anzi si stanno risvegliando dolori in varie parti del mio corpo: la testa, lo stomaco, la gola. Questo mi fa ricordare che ho un corpo.
L’aria mi brucia i polmoni mentre cerco di respirare. Anche questa semplice azione mi costa fatica, sembra che l’ossigeno debba passare attraverso qualcosa prima di entrare nella mia bocca.
Con la presa di coscienza sale anche la paura. Non ricordo chi sono, non capisco dove sono, non so cosa mi succederà.
Sono uomo, donna o bambino? Sono vivo o sono morto? Come mi hanno ucciso?
Provo ad aprire gli occhi. Bruciano ma lentamente si aprono. Non vedo niente, solo il buio, qualcosa mi impedisce di vedere, ho una cortina davanti al viso, forse una benda, una stoffa. O forse no.
Da quanto tempo sono qui? Per quanto tempo ci starò? Il panico mi avvolge.
Provo un movimento degli arti. Mi rispondono ma restano immobili. Sono legati.
Vorrei vomitare, vorrei andare in bagno, vorrei bere.
Ora ricordo chi sono, non sono una creatura del buio, non ho fatto nulla per meritare tutto ciò.
Allora è questa la morte?

1

Accidenti a Carlo, accidenti a lui e alla sua bicicletta. Non avrebbe dovuto prestarmela, nemmeno dietro le mie pressanti insistenze. Questo catorcio, che risale di certo alla prima guerra mondiale, non ha i freni funzionanti, la luce poi non esiste proprio, il sellino sembra di legno e gli ammortizzatori non li avevano ancora inventati nell’anno della sua costruzione.
Accidenti accidentaccio! Se solo non lo avessi fatto fuori ora potrei insultarlo come si deve. Carlo. Che poi tecnicamente non sono stata io è stato Draco che lo ha fatto mangiare dai suoi maiali. Era quel caso di droga che ho seguito tempo fa, che poi con la droga non aveva niente a che fare. Ma quella è un’altra storia.
Comunque non è questo il punto, il punto è che per colpa di quello schifo di bicicletta che mi ha prestato Carlo, e che dopo la sua sparizione non ho più potuto rendergli, io mi sono capottata con la ruota davanti incastrata nell’avvallamento di un tombino e mi sono rotta la gamba in due punti. Ecco qual è il punto. Grazie al nostro ottimo sistema sanitario estremamente zelante, che tende ad abundare piuttosto che deficere, ora mi ritrovo con un gesso dall’inguine alle dita dei piedi che mi dovrò tenere per un mese e mezzo.
Non posso permettermi di rimanere ferma così tanto tempo, ho un’Agenzia da mandare avanti io.
Mi chiamo Stella Spada e sono una investigatrice privata. Nella mia agenzia lavoro solo io, e se non lo faccio non posso pagare l’affitto del mio studio. Quest’ultimo si trova nel cuore antico di Bologna, nel Ghetto Ebraico, proprio sotto le due Torri: in via dell’Inferno. C’è pure una targa in ottone scintillante davanti al portone, amorevolmente lucidata dall’amica Alda, la quale abita nello stesso antico palazzo assieme ad un enorme cane sanbernardo di nome Filippo.
“Agenzia investigativa Spada”.
In effetti non sono proprio da sola, da qualche mese ho con me uno stagista, un ragazzo di nome Giacomo Puccini. È giovane, simpatico, esuberante e alla sera lavora in una radio locale. E soprattutto non è retribuito. Gli ho promesso che un giorno lo assumerò ma non sono certa che questo accadrà. I miei incassi sono altalenanti, non posso permettermi di pagargli uno stipendio fisso. Magari si stanca del mio continuo rimandare e mi abbandona, comunque per il momento rimane, lo entusiasma poter imparare le tecniche di investigazione e affrontare gli eccitanti casi che si presentano ad una agenzia investigativa. Eccitanti poi mica tanto, di solito sono noiosi pedinamenti e ancora più noiosi appostamenti per seguire le mosse di qualcuno per riportarle poi a chi ci paga la parcella. Devo ammettere però che Giacomo mi è tornato utile nel caso che ci ha portati sul Lago di Suviana, dove ha persino rischiato di lasciarci le penne il mio povero stagista. Ma quella è un’altra storia ancora.
Fatto sta che ora mi ritrovo con una intera gamba ingessata con grosse difficoltà negli spostamenti, riesco a malapena a trascinarmi da una stanza all’altra per andare nel bagno da sola, ma per le lunghe distanze ho bisogno di una sedia a rotelle e di qualcuno che la spinga. Le scale poi si sono rivelate un vero tormento.
A questo proposito devi ringraziare mio marito Piero, anzi il mio ex marito. Sempre gentile e disponibile, purtroppo, ben contento di essere tornato utile e di poter esercitare il suo istinto da crocerossina su di me. Sono stata costretta a tornare in casa con lui per questo periodo, devo ammettere che da sola non avrei potuto farcela, cosa che però ha causato ulteriori problemi. Il fatto di essere in questo stato ha peggiorato il mio umore, già di per sé ben poco solare e l’idea di dipendere da Piero per le mie necessità non migliora la situazione.
Poi c’è Simone, mio figlio, che frequenta il primo anno del DAMS e vive con Piero. Gli fa strano vedermi circolare per casa, prova goffamente a darmi una mano, non sa nemmeno come. Una cosa positiva di questa situazione è che ho ritrovato con Simone una specie di complicità, una vicinanza che non avevo da molto tempo, che forse non ho mai avuto. Ci guardiamo di sottecchi, ciascuno di noi sente che c’è un legame che ci unisce, basterebbe ritrovare quel filo e seguirlo. Non so se ci riusciremo. Ogni tanto lo spio mentre studia o guarda lo schermo del suo cellulare. Ne osservo il contorno del viso, il colore dei capelli, cerco somiglianze e differenze. Vorrei andargli vicino e annusarlo per ritrovare gli odori di quando era piccino. Non è ancora il momento di farlo, ci siamo allontanati tanto. Per ora mi godo questi istanti in cui posso guardarlo di nascosto, poi, magari, con il tempo, chissà, forse potrò recuperare un po’ dell’intimità perduta.