numero collana
Conviene avere una memoria cattiva per questo genere di faccende.
2023
354
978-88-6810-555-6
16,00
Si
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Sinossi
L'ultimo lavoro commissionato all'Agenzia Investigativa Sabato è "semplice semplice". Occuparsi del servizio d'ordine dell'esclusiva festa di compleanno dei rampolli della famiglia Ansaldi, una delle più facoltose di Genova. Chi meglio di Alfredo "Fred" Sonetto e il suo collega Lorenzo Candido possono svolgere con discrezione e professionalità questo lavoro? Inizia da qui la nuova avventura di Fred Sonetto che si ritrova, suo malgrado, catapultato in una storia iniziata nel 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale, per arrivare ai giorni nostri, disseminata di omicidi, rapimenti, taglie sulla testa e persone scomparse. Una storia a rotta di collo tra Genova, Bologna, Acqui Terme, Perticara e Mercato Saraceno, in cui Sonetto e soci dovranno fare i conti con ultraottantenni scomparsi, nazisti, eccentrici pubblicitari, ricchi viziati, streghe vere e presunte, cani feroci, assassini, bande latinos, phon, cowboy emiliani e altre mille follie. Il tutto raccontato a ritmo forsennato tra presente, passato e futuro... con una cattiva memoria. In questa terza indagine dell'Agenzia Sabato ritroviamo, oltre al suo improbabile protagonista, anche il burbero Guglielmo, la meravigliosa Cinzia, il taciturno Lorenzo e il dolce Jody... e alcuni inaspettati ritorni dal passato.
Primo capitolo
PARTE DIECI
1.
Penultimo Capitolo
Il telefono dell’ufficio, al quarto piano della Questura di Bologna, squillò alle ore 10.30 del mattino.
Si trattava dell’ennesima telefonata per l’ispettore Riccardo Bastillani. Una telefonata piuttosto urgente. Come lo erano state quasi tutte in quella interminabile notte.
L’ispettore aveva appena preso l’ennesimo caffè, nella speranza di non crollare dopo una notte passata in bianco.
Stava facendo girare lentamente il cucchiaino di plastica, nel tentativo di sciogliere le scaglie più resistenti dello zucchero di canna. Quel gesto circolare, ripetitivo e lento riusciva a farlo rilassare.
E Dio solo sa se non ne aveva bisogno.
Sopra la scrivania c’erano fotografie, rapporti, appunti sparsi ovunque. Il cellulare in modalità vibrazione continuava a tremare ininterrottamente. Fuori, all’ingresso della Questura, dalle prime ore dell’alba c’erano tre troupe televisive. Si aggiravano attorno all’edifico come tanti squali, in attesa di sferrare l’attacco finale.
Altre ne sarebbero arrivate.
Gli squali percepiscono l’odore del sangue e quella sera di sangue ne era stato versato a volontà. Lo si poteva sentire da molto, molto, molto lontano.
Bastillani aveva spento anche la radio, per non sentire i notiziari locali. Tutti parlavano di quello che era successo e tutti volevano conoscere i dettagli, saperne di più, erano avidi di particolari morbosi.
Bologna si stava svegliando.
Bastillani diede una rapida occhiata dalla finestra. I primi studenti avevano già inforcato la bicicletta per andare alle lezioni in Università. Avrebbe dato tutto per fare cambio. Per tornare al 1997, con le cuffiette e la pedalata veloce, senza pensieri. Senza notti in bianco. Senza sangue.
Il trillo del telefono dell’ufficio lo fece sussultare.
Per un breve istante accarezzò l’idea di non rispondere.
La telefonata precedente lo aveva mandato su tutte le furie. Aveva chiesto di essere informato sulle novità riguardanti il caso e non essere disturbato per nient’altro. Invece lo avevano chiamato da Rimini, per due neonazisti che si erano feriti chissà dove, ritrovati esausti tra le colline emiliane. Uno si era sparato alla gamba e aveva rischiato seriamente di perderla. In quel momento non gliene importava nulla di due cretini che se ne andavano in giro con la testa rasata e le svastiche sulla giacca. E poi se era Rimini, lui che diavolo c’entrava? Ci mancava solo che si dovesse occupare di tutti i discotecari, impasticcati e tossici che bazzicavano il litorale.
— Pronto? — rispondeva sempre. Il senso del dovere ti frega.
Il giovane poliziotto dall’altra parte del filo aveva una voce scossa e agitata. La bocca era impastata e le parole uscivano a fatica. Aveva appena vomitato, pensò l’ispettore. Ne era certo. Anche lui aveva rischiato di farlo. In tanti anni di servizio non gli era mai capitato di vedere uno strazio del genere.
Ti rimane appiccicata agli occhi una cosa così. E appena la vedi prendi consapevolezza del fatto che non riuscirai mai più a dormire senza avere incubi.
— Nel bosco abbiamo rinvenuto un altro cadavere. Ancora uno. L’ho avvertita subito ispettore.
— Hai fatto benissimo — poi fece un lungo sospiro, fissando il fumo del caffè caldo salire verso il soffitto. — Niente documenti immagino?
— Esatto.
— Ha qualcosa addosso che può esserci utile?
— C’è la scientifica al lavoro.
— Certo. Tenetemi aggiornato. C’è dell’altro?
— Non so se è importante ma… — il ragazzo tentennava. L’ispettore invece era troppo stanco per essere accondiscendente e gentile.
— Dimmi quello che devi dire, svelto! — sbraitò spazientito.
— Nel prato prima del bosco — balbettò — abbiamo trovato la pubblicità di una Agenzia Investigativa. Magari non è niente, però è strano, no? Abbiamo pensato che…
— Nome? — chiese sbrigativo Bastillani, posizionandosi subito davanti al suo PC.
— Agenzia investigativa Sabato.
— Sei sicuro che non sia Spada? — chiese l’ispettore ricordandosi di una delle agenzie investigative più famose della città.
— No, ispettore. C’è scritto Agenzia investigativa Sabato. Proprio così, c’è la foto di un signore cicc… robusto.
Riccardo Bastillani scrisse immediatamente quelle tre semplici parole su Google, prima di ringraziare e congedare l’agente.
L’ispettore restò a fissare la pagina del sito internet aperta sullo schermo.
Agenzia investigativa Sabato di Guglielmo Sabato, dal 2005. Via degli Archi, Genova.
Genova?
Si abbandonò sulla poltrona esausto e perplesso mentre il cellulare vibrava. Un giornalista. Lo ignorò.
C’era un’indagine da iniziare. Sarebbe stata lunga e faticosa.
Era l’inizio.
...
Su questo si sbagliava.
Era la fine.
Quello che l’ispettore Bastillani credeva essere l’inizio di questa storia era, in realtà, la conclusione.
Ma in fondo non è sempre così?
Siamo abituati a pensare che la partenza delle indagini combaci con l’inizio della storia, quando invece analizza solo l’atto finale di una tragedia iniziata molto tempo prima.
Come guardare una stella.
Osserviamo solo il riflesso di un pianeta ormai morto da tempo. L’ispettore Bastillani di Bologna non avrebbe mai risolto il caso. Osservava il riflesso di un dramma iniziato e concluso molto tempo prima.
Eppure si tratta di un bravo poliziotto, intelligente, arguto e meticoloso, ma, nonostante ciò, non sarebbe mai riuscito a far combaciare tutti i pezzi del puzzle.
Non è possibile.
Genova?
Laggiù lavorava un suo amico, si ricordò all’improvviso. L’ispettore Guerra. Tanto valeva fare un tentativo. È un tipo in gamba, poteva dargli una mano a capire se valeva la pena perdere tempo dietro a quel volantino pubblicitario oppure no.
Alle ore 11.00 nell’ufficio dell’Ispettore Guerra, al sesto piano dalle Questura di Genova il telefono squillò.
L’ispettore stava osservando una nave in lontananza, chiedendosi quale fosse la sua destinazione finale. Se lo chiedeva spesso quando vedeva una nave, un aereo o anche solo un camion in autostrada.
Quella era una mattinata stranamente tranquilla. La radio continuava a trasmettere aggiornamenti di quello che era accaduto la notte prima in Emila Romagna. Non vorrei essere nei panni dei miei colleghi dall’altra parte dell’Italia, pensava. Gli era quasi venuto un colpo quando aveva ricevuto poche ore prima una telefonata dalla questura di Rimini. “Vuoi vedere che con la sfiga che ho mi ritrovo trascinato in questa storia qui?” e invece si trattava solo di due nazisti sfigati, entrambi residenti a Genova, che si erano sparati a una gamba. Uno forse sarebbe rimasto zoppo, “e va be’, ce ne faremo una ragione”, disse al suo collega romagnolo.
Rispose sereno al telefono, osservando la nave sparire verso il promontorio di Portofino.
— Pronto sono l’ispettore Riccardo Bastillani da Bologna.
— Ciao — rispose Guerra fingendo entusiasmo. In realtà avrebbe voluto dire dell’altro.
— Non ci sentiamo da parecchio, come stai?
— Ho avuto serate migliori. Si dice così, no? Avrai saputo del casino scoppiato qui in zona.
Guerra sospirò. — Sì, una brutta storia — che mi sta per piovere addosso, porca miseria!
— Puoi dirlo forte.
— Come mai mi hai chiamato? — Era inutile girarci intorno. Incrociò le dita.
— Tu hai mai sentito parlare dell’Agenzia Investigativa Sabato?
L’ispettore Guerra si morse la lingua per non esplodere in una bestemmia.